domenica 28 maggio 2006

Notturna

Fiore che sboccia di notte
fragile fibra di tenebra
quando l'ape ormai cieca si ferma
ed attende la sua nuova guida
il prossimo sole che sorgerà
guida alla produttività
offriranno dolcezze e colore
in cambio di fertilità

Ma il fiore che sboccia di notte
emana
senso di morte
fragranza logoro-dolce
che sfocia in nausea
non sa di fittizie dolcezze
vive di sterilità
vomita la sua nausea
a chi il suo odore ascolta

Lieve ti offre
NAUSEA
il confine tra
dolcezza e
NAUSEA
vomita addosso
dolcezza, il confine tra
NAUSEA e
dolcezza

Boschi cimini, primavera 2003. Il notturno stavolta è estivo e la percezione sensoriale chiamata in causa quella dell'odore del gelsomino. La similitudine anima-gelsomino è molto semplice, elementare. Il sentimento è ancora una volta quello adolescenziale (?) di essere alieni dal proprio ambiente. Il gelsomino sceglie la notte come proprio contesto, a differenza del giorno che è proprio degli altri fiori.
La luce ed il giorno sono il tempo del lavoro e della produzione: è noto che le api usano il sole come riferimento per svolgere il proprio compito, mentre i fiori esplodono in una miriade di profumi e colori per essere più attraenti, offrendo cibo alle api in virtù del ruolo che queste svolgono nell'impollinazione. La natura non poteva sviluppare un meccanismo più astuto e preciso. Fuor di metafora, è facile il richiamo all'ape come cellula produttiva del sistema liberista e ai fiori come competizione sessuale tra gli individui. Il sistema della competizione oscilla fondamentalmente tra questi due poli, e forse è quanto di più simile allo stato naturale l'umanità sia mai riuscita a produrre.
Un fiore notturno è quindi inutile da questo punto di vista. Quando il sole è fermo, le api riposano e gli altri fiori si chiudono. Ma dov'è la vita e dove la morte, dove la gioia e dove il dolore? Il fiore notturno percepisce l'assurdità fondamentale della "vita" luminosa, e sceglie (o è costretto a farlo) la "morte" della notte come vita reale, consapevole, non soggetta a meccanismi il cui fine ultimo è privo di senso. Il concetto di vita e morte si ribalta quindi, ma l'equilibrio delle tenebre è troppo fragile, la morte come nulla è attesa, temuta ma forse invocata come unica soluzione possibile.
L'odore del gelsomino, infine, è il canto del fiore notturno: un odore talmente dolce da indurre quasi il senso di nausea in chi lo percepisce. Il confine tra la dolcezza e la nausea è sottile quindi, il fiore canta la sua bellezza ed allo stesso tempo vomita violentemente il proprio malessere. Le sue parole inoltre sono sì dolci d'orgoglio per la propria bellezza, ma logore; le sente già abusate, stanche, facili ad essere tacciate di banalità, tanto che la sua posizione diviene ancora più fragile. La tensione al nulla come qualcosa di inevitabile è successivamente ancora più forte.


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