Questo è il promo-video che io e Alfonso abbiamo realizzato per "Orsorella e gli altri", un libro di fiabe lateresi (cioè di Latera, un paesino dell'Alto Lazio al confine con la Toscana) edito dal mio amico Davide Ghaleb (qui il link). Lo proponiamo anche in lettura musicata dal vivo e la mia chitarra sarà al servizio di Banda del Racconto (Alfonso Prota alla voce e Marco D'Aureli all'esegesi) domani a Roma, alla libreria Odradek (via dei Banchi Vecchi 57), alle 18.
mercoledì 9 aprile 2014
domenica 6 aprile 2014
Fratello
Oggi sono stato esattamente qui, seduto là dietro. Qui dove Pasolini viveva e disegnava, come in questa foto, negli ultimi anni della sua vita, "nel paesaggio più bello del mondo, dove l'Ariosto sarebbe impazzito di
gioia nel vedersi ricreato con tanta innocenza di querce, colli, acque e
botri". La casa di Pasolini a Chia viene aperta al pubblico dagli eredi, di tanto in tanto, per concerti ed eventi culturali. Non riesco a pensare a lui se non come a un
fratello, e il fatto che sia stato così indissolubilmente legato alla
mia terra, e forse anche a causa di
questo ramo friulano che mi scorre nelle vene, mi unisce a lui in un
qualche rapporto che sento intimo come in nessun'altra figura di
intellettuale.
"C'è da salvare la città nella natura. Il risanamento dall'interno. Basta che i fautori del progresso si pongano il problema. Questa regione, che per miracolo si è finora salvata dalla industrializzazione, questo Alto Lazio con questa Viterbo e i villaggi intorno, dovrebbero essere rispettati proprio nel loro rapporto con la natura. Le cose essenziali, nuove, da costruire, non dovrebbero essere messe addosso al vecchio. Basterebbe un minimo di programmazione. Viterbo è ancora in tempo per fare certe cose. [...] Quel che va difeso è tutto il patrimonio nella sua interezza. Tutto, tutto ha un valore: vale un muretto, vale una loggia, vale un tabernacolo, vale un casale agricolo. Ci sono casali stupendi che dovrebbero essere difesi come una chiesa o come un castello. Ma la gente non vuol saperne: hanno perduto il senso della bellezza e dei valori. Tutto è in balìa della speculazione. Ciò di cui abbiamo bisogno è di una svolta culturale, un lento sviluppo di coscienza. Perciò mi sto dando da fare per l'Università della Tuscia".
Questa è una parte dell'intervista rilasciata da Pasolini, sotto la Torre di Chia, al giornalista Gideon Bachmann, e pubblicata a pagina 3 del Messaggero di domenica 22 settembre 1974. Una profezia che calza a pennello contro il tentativo di devastazione, a mezzo cementificazione, della deliziosa e caratteristica Valle dell'Arcionello.
"C'è da salvare la città nella natura. Il risanamento dall'interno. Basta che i fautori del progresso si pongano il problema. Questa regione, che per miracolo si è finora salvata dalla industrializzazione, questo Alto Lazio con questa Viterbo e i villaggi intorno, dovrebbero essere rispettati proprio nel loro rapporto con la natura. Le cose essenziali, nuove, da costruire, non dovrebbero essere messe addosso al vecchio. Basterebbe un minimo di programmazione. Viterbo è ancora in tempo per fare certe cose. [...] Quel che va difeso è tutto il patrimonio nella sua interezza. Tutto, tutto ha un valore: vale un muretto, vale una loggia, vale un tabernacolo, vale un casale agricolo. Ci sono casali stupendi che dovrebbero essere difesi come una chiesa o come un castello. Ma la gente non vuol saperne: hanno perduto il senso della bellezza e dei valori. Tutto è in balìa della speculazione. Ciò di cui abbiamo bisogno è di una svolta culturale, un lento sviluppo di coscienza. Perciò mi sto dando da fare per l'Università della Tuscia".
Questa è una parte dell'intervista rilasciata da Pasolini, sotto la Torre di Chia, al giornalista Gideon Bachmann, e pubblicata a pagina 3 del Messaggero di domenica 22 settembre 1974. Una profezia che calza a pennello contro il tentativo di devastazione, a mezzo cementificazione, della deliziosa e caratteristica Valle dell'Arcionello.
Fratello, non posso fare altro che rivolgermi a te. Lo faccio così, pubblicamente, senza pudore, perché so che pochi leggono questo blog ora. Quello che chiamano il mio narcisismo sa che, se mi impegnerò, qualcuno tornerà a leggere. Ma ora è come essere in un deserto, pubblico, ma pu sempre deserto. E ti chiedo dove sono finito, perché da tanti anni mi sento come bloccato, impaurito, e non riesco ad attingere a quella voce interiore che, nonostante tutto, si accende al suono della tua, come se il messaggio che hai lasciato avesse percorso ogni singola pietra millenaria della mia terra e fosse arrivato poi a risvegliarmi dai miei torpori. Cedo a cose che sembrano insensate, come se non riuscissi a toccare le midolla di ciò che dovrebbe essere la vita e che ci circonda tutto intorno, in questo paesaggio di bellezza infinita. È da qui, da me, che devo risvegliarmi, recuperare quel messaggio "politico" di cui ti sei fatto vate, portarlo fino in fondo con altri fratelli come te, come il mio amico Humpty. Sentire la poesia. Portare a termine il disco che stiamo facendo insieme, come a sancire la nostra fratellanza, approfondire i nostri discorsi, e tornare a cantare con la mia voce, quella che ho tralasciato per tanti anni, ora che ne ho 30. In questi mesi ed anni di confusione insensata.
venerdì 18 ottobre 2013
Mi domando perché siamo ancora qui, dal momento che c'eravamo promessi che saremo stati tutti altrove.
Il tempo è un nastro inceppato in un incomprensibile ingranaggio. Ritorno su queste strade solo e sono sempre io, ma cambiato. Tutto è esattamente allo stesso posto, immobile, come se ce l'avessi lasciato solo poche ore fa. Un sottile strato di polvere è l'unico indizio, visibile solamente da vicino, come un diaframma, impercettibile alla scarsa luce, del distacco e della separazione tra me e le cose. Mi domando perché siamo ancora qui, dal momento che c'eravamo promessi che saremo stati tutti altrove. Invece, il nostro era un girare a vuoto, un turbinio di trottole senza direzione, forse mai sopito, forse ancora in atto: eccolo qua, ti rivedo e in qualche modo mi stai dicendo che, ancora, non sarai qua, che sicuramente sarai altrove, presto, molto presto. Non ci credo più da tanto ormai. Ho pensato che siamo simili a pulviscolo: ognuno un granello, con la sua piccola storia da raccontare e poche o nessune orecchie ad ascoltare, dispersi su sponde oceaniche agli antipodi nel cerchio di pochi metri quadri, soli in mezzo a tutta questa folla. Dovrebbe esistere un progetto che ci renda tutti partecipi, come membri di un organismo sano e funzionante: ognuno nella sua essenza unico e funzionale, ognuno libero di testimoniare il mistero dello stare al mondo nella pienezza dell'essere. E invece siamo come rottami alla deriva, aggrappati a sogni che non ci appartengono, divisi - ma da che cosa? - ognuno sul proprio scoglio, senza una rotta comune, senza un'imbarcazione capace di contenerci tutti. Un organismo, un progetto, un circuito di sinapsi, un tutto in cui il molteplice si fa uno in una continua creazione: è questo che servirebbe. Forse sono gli individalismi di questo tempo di sfrenate competizioni a renderci sterili. Abbraccio questo mio vecchio amico ascoltando la sua promessa e io, ancora, spero di andare a trovarlo altrove.
sabato 5 ottobre 2013
L'acqua nella memoria
Oggi al Bioparco di Roma, 18:30, L'acqua
nella memoria, cortometraggio in ricordo e in memoria dell'artista
Carlo Vincenti. Musiche mie (La Guerra delle Formiche).
"L’acqua nella memoria. Il cortometraggioche verrà proposto collateralmente nell'ambito della IX Giornata del Contemporaneo, a Roma, nel Centro Polifunzionale del Bioparco, sabato 5 ottobre 2013. alle ore 18.30.
Nel maggio 2012, Giovanna Iorio, ispirata dalle opere di Carlo Vincenti, compose dei versi che uniti a disegni, schizzi e appunti di Carlo, diedero vita al libro “La memoria dell’acqua”.
In seguito a questa pubblicazione, e a distanza di un anno, Alfonso Prota, Carlo Sanetti, Alessandro Lamoratta e Diana Ghaleb hanno realizzato questo cortometraggio, in ricordo e in memoria di Carlo Vincenti.
I fotogrammi che lo ritraggono in riva al mare, mentre disegna, sono tratti dalle riprese in 8mm di Mario Petrosino, con musica di Giancarlo Petrosino.
Si ringrazia per la collaborazione Fabio Vincenti."
Nel maggio 2012, Giovanna Iorio, ispirata dalle opere di Carlo Vincenti, compose dei versi che uniti a disegni, schizzi e appunti di Carlo, diedero vita al libro “La memoria dell’acqua”.
In seguito a questa pubblicazione, e a distanza di un anno, Alfonso Prota, Carlo Sanetti, Alessandro Lamoratta e Diana Ghaleb hanno realizzato questo cortometraggio, in ricordo e in memoria di Carlo Vincenti.
I fotogrammi che lo ritraggono in riva al mare, mentre disegna, sono tratti dalle riprese in 8mm di Mario Petrosino, con musica di Giancarlo Petrosino.
Si ringrazia per la collaborazione Fabio Vincenti."
http://www.ghaleb.it/acqua_memoria_corto.htm
Alfonso Prota, illustratore, pianificatore territoriale, si occupa di paesaggio e cartografia. Fa parte de “La Banda del Racconto”. Ha illustrato, per la casa editrice Davide Ghaleb, “1932”, “Il Colombiano”, “Sulla natura sulla battaglia”, “Sottoassedio”, di Antonello Ricci; “Orsorella e gli altri” di Marco D’Aureli. Ha realizzato il fumetto “Vittoria!” con i testi di Antonello Ricci.
Carlo Sanetti, Laureato in lettere e filosofia alla “Sapienza Università di Roma”, musicista e compositore. Ha fondato SubTerra, etichetta italiana di musica con licenza Copyleft Creative Commons. Ha realizzato appositamente le tre tracce del cortometraggio “L’acqua nella memoria”.
Alessandro Lamoratta, musicista, arrangiatore e compositore. È diplomato al Berklee College of Music di Boston. Ha curato interamente il montaggio del cortometraggio.
Le voci presenti nel cortometraggio sono di Diana Ghaleb e Sara Leoni.
“L’acqua nella memoria” è una produzione Davide Ghaleb Editore.
venerdì 20 settembre 2013
mercoledì 26 giugno 2013
The waiting song
Io e Sumire suoniamo The Waiting Song di Humpty Dumpty alla Copyleft Night dell'Acrobax, lo scorso 7 Giugno. Grazie ai Citizen Kane per il video.
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