mercoledì 5 luglio 2023

Se il non-essere non è

Anche se avevo promesso il cd di No Word Is Ever Enough diversi mesi fa, il caos che governa i miei processi creativi ha di nuovo fatto rallentare inesorabilmente il tutto, ma arriverà. Nel frattempo la mia vita ha preso finalmente forma e sostanza serene e stabili e da un po' di tempo riesco persino a comporre. Avevo urgenza di far uscire qualcosa per sentirmi finalmente sbloccato, non importa quanto imperfetto o acerbo, ed eccola qua. È una melodia lineare che mi frullava in testa da tempo, ma che ho composto e assemblato con un testo in italiano solo adesso, in poche settimane. Non saprei dire di cosa tratta esattamente, è come se la canzone parlasse da sé, in una speculazione metafisica, di sensazioni che testimoniano il conflitto e il passaggio che ho vissuto in questi ultimi e travagliati anni verso una sfiducia nei confronti della razionalità e del materialismo, che pur restano alla base del filtro attraverso il quale guardo il mondo. È una canzone che non ricerca niente, né novità né particolare complessità, e che testimonia semplicemente il mio debito con il rock alternativo dei '90. L'ho realizzata completamente da solo e ha i soliti limiti tecnici, ma non m'importa. Il mio spirito punk mi dice che va bene così, e se farà parte di un'opera più ampia ci sarà sempre tempo per rimaneggiarla. Sento che in un'epoca di estremo narcisismo e rumore di fondo la cosa migliore sarebbe tacere fin quasi a scomparire, ma l'urgenza espressiva preme, seppure per la prima volta nella mia vita non ho aspettative e non cerco più nulla. Rispondo al bisogno di dire che mi àncora alla mio essere uomo, ma sempre meno mi aspetto che venga ascoltato, anche se un riscontro positivo mi darà sempre gioia.

Link per l'ascolto su YouTube:

La Guerra delle Formiche - Se il non-essere non è

lunedì 21 febbraio 2022

"No Words Is Ever Enough" su Crampi2

HUMPTY DUMPTY & LA GUERRA DELLE FORMICHE: “NO WORD IS EVER ENOUGH” (SUBTERRA LABEL)


Acqua sotto i ponti ne é passata parecchia, dal 2016, anno del precedente lavoro di La Guerra delle Formiche, ensemble a formazione variabile nato dalle idee del viterbese Carlo Sanetti.

Ritroviamo il progetto assieme a Humpty Dumpty, cantautore messinese dalle molte idee e i pochi compromessi: 21 dischi e varie collaborazioni all’attivo, senza mai essere assurto agli ‘onori delle cronache musicali’, forse nemmeno quelle dei settori più attenti alla cosiddetta ‘musica indipendente’.

Il risultato è questo racconto di un”Apocalisse Sentimetale’, come viene definita, in cui La Guerra delle Formiche, con interventi strumentali e vocali aggiunti, si è incaricata di eseguire interamente ciò a cui Humpty Dumpty ha fase di scrittura.

“No Word Enough” sembra uscito direttamente dal primi anni 2000, epoca d’oro per un certo indie – folk ‘intimista’, memore della precedente lezione dello showgaze, un orecchio a certi episodi dei Radiohead non troppo sperimentali, l’idea di una proposta ‘alternativa’, o ‘indie’, o chiamatela come volete, in cui gli echi, i riverberi, la dimensione onirica e vagamente psichdelica poteva trovare uno sviluppo al di là di certi muri sonori al confine del – e talvolta oltre – il rumorismo.

Dieci brani giocati quasi interamente sul binomio chitarra – voce, cui si aggiungono percussioni essenziali, isolatamente piano elettrico e synth, qualche arco, in cui domina e si mantiene costante un’atmosfera sospesa, un mood malinconico, sofferente a tratti, che occasionalmente si apre a toni più accesi, o a parentesi di dolcezza, con un paio di contributi femminili alla voce.

Un lavoro da cielo coperto e nuvole dense, che coinvolge.

Marcello Berlich




"No Word Is Ever Enough" : segnalazione su Il Giudice Talebano #02/22

 Il Giudice Talebano n. 2 di febbraio, su Nerds Attack, ha segnalato No Word Is Ever Enough con un 5, definendolo Irrisolto.


Link alla pagina originale

mercoledì 2 febbraio 2022

"No Word is Ever Enough" : recensione su Distorsioni

Recensione uscita su distorsioni.net

Humpty Dumpty & La Guerra Delle Formiche

No Word Is Ever Enough

2021 - Sub Terra Label
[Uscita: 14/10/2021]

Dall’incontro fra il musicista messinese Alessandro Calzavara, in arte Humpty Dumpty, e il viterbese Carlo Sanetti titolare del progetto La Guerra Delle Formiche, nasce questo interessantissimo “No Word Is Ever Enough” uscito per la Sub Terra Label, etichetta dello stesso Sanetti che in questi anni ci si è dedicato con competenza e passione. Nei dieci solchi del disco compaiono altri collaboratori, mentre l’album è stato scritto da entrambi gli autori, con Humpty Dumpty che si è occupato del nucleo melodico e di gran parte dei testi, tutti, tranne uno, in inglese. Basterebbe una traccia, la splendida e commovente The Waiting Song che chiude l’album per giustificarne pienamente l’acquisto. A cantarla è Clairubine, al secolo Valentina Gettatelli, la canzone ha la grazia e la fragilità dei bravissimi Sodastream, merito anche degli archi, il violino di Fabio Porroni e il violoncello di Maria Clara Verdelli, l’effetto è davvero incantevole tanto che non si può fare a meno di risentirla più volte. Ma naturalmente c’è molto altro di buono in questo album. Non c’è dubbio infatti che la collaborazione tra i due musicisti abbia dato un risultato davvero pregevole. «This album is about being forever broken», recita l’epigrafe a “No Word Is Ever Enough” che si configura come un concept album sui temi della nostalgia, della perdita, della fragilità dei sentimenti, come esprime la prima traccia, Gibellina Song, anch’essa di commovente bellezza, impreziosita dalla voce dal tono sottile e leggermente acuto di Vanja GrinningSoul, un brano che non sfigurerebbe nel repertorio di alcune fra le migliori cantautrici d’Oltreoceano. Con Blowing andiamo invece su territori indie rock, fra schitarrate e una sottile aggressività nel canto, mentre ritorna la centralità della melodia, chi ha seguito la prolifica carriera di Humpty Dumpty avrà avuto modo di apprezzarne la sensibilità melodica, in Imagine che ci immerge nei pensieri e nelle ansie di un innamorato lontano. Da brividi il folk di delicata purezza di Ode To Leuconoe, seguita dalle note ombrose di una Rain che flirta con lo shoegaze e dall’accattivante e ipnotica Cratch non priva di coloriture psichedeliche. Ma prima della meravigliosa di The Waiting Song c’è spazio per i tormenti emotivi di How che ritornano in My Lover (« The love that I once felt / Can’t do me any harm now»). La voce di Tedesko dà intonazioni soul a Sweet Adolescent Smile, accentuandone il lato drammatico. Il disco è disponibile in free download sulle pagine bandcamp dei due artisti, da sempre coerenti con una linea politica di libera circolazione della musica.


Voto: 7.5/10

                                                                                                                  Ignazio Gulotta


                             

giovedì 6 gennaio 2022

"No Word Is Ever Enough" : recensione su Heart of Glass

 Recensione uscita su Heart of Glass uscita il 04/01/2022 a cura di Poisonheart


"È il frutto di una bella collaborazione, di quelle genuine che nascono da un entusiasmo strabordante, incontenibile, che solo la musica può enfatizzare. No Word is Ever Enough è la sinergia tra Humpty Dumpty e La Guerra delle Formiche; uscito nell’ottobre 2021 per Sub Terra è uno di quei piccoli gioielli che – purtroppo- passano inosservati tra le miriadi di uscite annuali. Un piacere quindi ascoltarlo e scriverne un paio di personali considerazioni.
No Word is Ever Enough - Humpty Dumpty & La Guerra delle Formiche Humpty Dumpty è lo pseudonimo di Alessandro Calzavara, instancabile cantautore messinese discograficamente iper-prolifico, la cui vocazione indipendente è profonda ed integerrima. Invece, La Guerra delle Formiche (one-man-project di Carlo Sanetti) ritorna su queste pagine dopo tantissimo tempo (leggi qui in compagnia di Silvia Leoni), correva l’anno 2010 ed eravamo tutti più giovani: bello quindi ritrovarsi ed incrociare i propri cammini ancora una volta. In questi anni, Carlo Sanetti non è rimasto affatto inattivo, curando con passione Sub Terra Label e rimpinguandone con sapienza e buon gusto il catalogo musicale. Che poi è anche il segreto di No Word is Ever Enough, un concept album rarefatto, a tratti cinico, a tratti splendente, sempre sull’orlo di tracimare, eppure capace di infondere rara bellezza. La sua parabola temporale è ampia, snocciolata in 10 intensi episodi che toccano ciascuno le corde sentimentalmente fragili della perdita: l’iniziale Gibellina Song (cantata da Vanja Grinning Soul) è un tuffo al cuore con un delizioso arpeggio affogato nel rimpianto, subito ben bilanciata da Blowing con le sue sostenute armonie e le tipiche architetture delle disilluse ballad di metà Nineties.
Il duo è abile a dividersi i compiti tra scrittura e composizione ed allo stesso tempo giocare tanto per sottrazione (la purissima Imagine), che lanciarsi in incredibili cavalcate stratificate come nella epica Rain, arrivando al giusto compromesso nella sonica ed essenziale Crutch (il cui mantra iniziale da il titolo al disco).
L’enfasi della ballata a chitarra sembra essere la forma prediletta da La Guerra delle Formiche, mentre le liriche di Humpty Dumpty raccolgono un’empatia impazzita d’amore che pesca dai ricordi per farsi poesia: da Ode to Leuconoe –che scomoda persino il sommo Orazio-, alla glaciale How con i suoi picchi emotivi spaccacuore suonati dal piano di Mauro Belgi. La parte finale del disco si distingue per due mosche bianche che spezzano la linearità di No Word is Ever Enough: vivace e spontaneo è il lo-fi di My Lover, mentre Sweet Adolescent Smile è una ballata cantata in italiano da Alessandro Bizzarrini già con Sanetti nel progetto Tedesko & The Monomagical Band. Chiusura col botto con The Waiting Song, una splendida ninna nanna tra archi (Fabio Porroni al violino e Maria Clara Verdelli al violoncello), arpeggi celestiali e la voce pulita di Valentina Gettatelli.

No Word is Ever Enough raccoglie come uno scrigno incautamente dimenticato, piccole gemme preziose ed almeno un paio di diamanti grezzi (Crutch e Rain su tutte). È il riappacificarsi con i ricordi, in un tortuoso percorso fatto di imprevisti, di deviazioni dolorose, di scelte di vita. Ma è anche tanta luce ed un approccio alla musica (ed alla sua dematerializzazione sia fisica che etica) rispettoso ed umile, un ritorno alle origini verso la dimensione di bellezza e spontaneità. E questo per una etichetta come Sub Terra è la soddisfazione più gratificante."

lunedì 29 novembre 2021

"No Word Is Ever Enough" : recensione su Rockit

Recensione uscita su rockit.it il 29/11/2021 a cura di Marco del Casale

"Cantautorato indie-rock a metà strada fra la gioventù sonica degli anni '90 e una dimensione acustica profondamente malinconica.
No Word Is Ever Enough è il titolo del nuovo lavoro discografico de La Guerra Delle Formiche, progetto indie-rock incentrato sulle idee del cantautore viterbese Carlo Sanetti che, nel corso degli anni, si è aperto a varie collaborazioni senza mai arrivare ad avere una formazione fissa.
L'ennesimo soggetto intercambiabile è l'artista messinese Humpty Dumpty, autore del nucleo melodico delle dieci tracce incluse in questo nuovo disco. Il genere spazia attraverso le varie declinazioni di un rock chitarristico che omaggia la scena indipendente italiana e britannica degli anni '90. Si va dalle atmosfere rarefatte e lo-fi di "Gibellina Song" a quelle decisamente più in linea con la gioventù sonica di "Blowing", senza trascurare la ricerca melodica e malinconica di tracce come "Imagine" e "Sweet Adolescent Smile" (unico brano cantato in italiano). Il disco si chiude con la splendida "The Waiting Song" cantata da Clairubine, traccia che viaggia sui binari di un pop-folk strappalacrime.
Tra influenze che pescano tranquillamente dai Marlene Kuntz, da artisti di culto come Luke Haines e perché no, anche da un Billy Corgan sotto effetto di psicofarmaci (si ascolti "Rain"), La Guerra Delle Formiche ci propone un viaggio attraverso un universo sonoro affascinante e allo stesso tempo crudo e nostalgico.
Marco Del Casale"

lunedì 4 ottobre 2021

No Word Is Ever Enough

 


10 anni. Tanto c'è voluto per arrangiare, registrare, limare, riempire di linfa vitale il mio ultimo disco scritto a quattro mani con Mr. Humpty Dumpty. Ora mancano solo 10 giorni e lo renderò disponibile nell'oceano digitale: una goccia dispersa nell'indifferenza globale; un universo intero - per quello che mi riguarda - affidato a quei pochissimi che vorranno scoprirlo. No Word Is Ever Enough uscirà il 14 ottobre su tutte le piattaforme de La Guerra delle Formiche e di SubTerra Label.

sabato 11 luglio 2015

Recensione su "The Sound Of Fighting Cats"

Una recensione recente del primo disco de La Guerra delle Formiche appena scoperta. Fonte: http://thesoundoffightingcats.blogspot.it/2015/01/guerra-delle-formiche-la-la-guerra.html

"Saturday, 17 January 2015
Guerra delle Formiche. La - La Guerra delle Formiche (2006)

The debut and so far only album from this Italian band.

La Guerra Delle Formiche is/was a four piece band on this album. That means Italian vocals, drums, keyboards, bass and guitars. 

And no, this is not a run of the mill Italian prog rock album. Not in the traditional sense. The music here is a mix of folk rock, punk, eclectic prog, avant-garde, symph prog and psychedelic rock. This does not make an easy-listening album. 

Indeed, this is not a melodic easy-listening album at all. The guitars are pretty distorted and punk'ish. The bass and drums are rumbling along with this theme. The melodies are pretty weird too.

I wish some good music had been the result of all this. Unfortunate, this is not the case. This half an hour long album, including a hidden track, is a decent enough album. It does not hold my interest for long as I have heard a lot of music like this before........ done better by other bands. This is a decent enough album and that is it.

2 points"

sabato 6 settembre 2014

Zen Circus e Negative Approach: la periferia si fa centro, tra anarchia e globalizzazione.

Stasera i Zen Circus a Vetralla. Domenica invece gli storici Negative Approach. Questa estate, a Sutri, The Sun Ra Arkestra. Ricordo quando, nel 2008, mi stupivo di vedere Giovanni Lindo Ferretti a Vetralla e gli Offlaga Disco Pax a Viterbo. Da buon provinciale, ossessionato dalle sterminate opportunità che sembrava offrirmi la capitale e soffocato dall'arretratezza culturale della mia provincia, non mancavo di esternare il mio stupore, soprattutto in questo articolo di SubTerra del 2008. Gli spettacoli Arci si facevano sempre più grossi, proprio come raccontano gli Offlaga in Lungimiranza, e tutto intorno era un fiorire di festival e locali che sembravano entrare in competizione su chi riusciva a portare il nome più grosso, oppure più di nicchia. A quel tempo per me la musica era una sorta di ragione di vita e non avevo mancato di cadere nella frustrazione e nello snobismo, tipici di chiunque aspiri ad entrare in quella che ai suoi occhi sembra un' élite culturale. Oggi sono cambiato molto, seppur la mia psiche resti piuttosto turbinosa. Da un lato ho messo radicalmente in discussione il valore culturale di certi tipi di sottoculture (quest'anno sono riuscito ad andare a Budapest nei giorni dello Sziget ignorando consapevolmente il festival); dall'altro ho ridimensionato l'importanza che la musica ha nella mia vita, dedicandomi soprattutto alla sfera privata e a quella degli studi classici. Ancora non riesco a capire quante di queste riflessioni siano autentiche e quanto frutto consolatorio di una sorta di frustrazione che persiste per l'isolamento in cui sono più o meno tornato, dopo i rocamboleschi anni passati a Roma, in giro per l'Italia e fuori con il copyleft, l'indie rock dei Winter Beach Disco e l'esperienza di Zero Gravity Toilet. I miei venti anni sono stati questo: in principio una dura lotta per fuggire dal provincialismo e dalla solitudine; nel mezzo un periodo di inebriante vita bohémien; nella loro conclusione un ripiegamento in me stesso, seppur più maturo, consapevole e con ben altri contatti (Allimprovviso è una di quelle cose, nate in quella fase di mezzo, che tuttora gode di ottima salute). I primi post di questo stesso blog testimoniano questa ultima fase. È un peccato che sia andato perduto il mio primo blog, Formica Logorroica, che dal 2005 aveva testimoniato gli sforzi di quella fase iniziale. Tornando al filo del discorso,  in quell'articolo del 2008 scrivevo che era in atto nella provincia una sorta di transizione. Questa transizione adesso è pienamente evoluta ed è stata determinata, sostanzialmente, dalla rivoluzione digitale, che ha comportato ad esempio l'abbassamento dei cachet dei musicisti (il live è divenuto l'unica vera fonte di guadagno) e l'abbattimento, in parte, del rapporto gerarchico tra pubblico e artista (anche se questo era più vero per qualche anno fa; attualmente è in corso una gerarchizzazione del web che sta portando ad una sorta di restaurazione dell' Ancien Régime, almeno per quanto riguarda certo mainstream). Contemporaneamente, gli oggi quarantenni avevano avviato il processo di sprovincializzazione andando in giro per il mondo e, ora che sono rientrati, i ventenni contemporanei crescono alla loro ombra e a loro volta partono, mentre i trentenni - come me - si sono trovati un po' in una terra di mezzo, senza una guida nel momento cruciale della crescita (perché gli oggi quarantenni erano fuori) ma già con l'opportunità di andarsene. Per questo sono rimasti più incerti rispetto ai ventenni, ed alcuni hanno avuto anche una sorta di illuminazione tardiva. In questo decennio, ho avuto la netta impressione che il ruolo della capitale ne uscisse decisamente ridimensionato. La globalizzazione e la digitalizzazione hanno sancito una sorta di rivincita della Provincia sulla Città, anche se è pur vero che questo fenomeno può essere inquadrato nella naturale e tardiva recezione da parte delle periferie dei fenomeni culturali che si irradiano dal centro. Eppure, in certe cose, la provincia è riuscita ad anticipare la Città, e qui ritengo sia da notare qualcosa di nuovo. 
     Come scrivevo anni fa, la scena hc è stata per Viterbo uno dei movimenti culturali più evoluti, anche se quando scrivevo (nel 2006) avevo notato come si fosse allora assopita. Questa tendenza mi è stata confermata dal libro di Andrea Capò Corsetti, Viterbo Hardcore, pubblicato lo scorso anno, che rileva anche come la nuova generazione di punk abbia riportato in auge la scena ed anzi, per certi versi, stia andando anche più lontano, fianco a fianco con i rappresentanti sopravvissuti della vecchia guardia (secondo il concetto di orizzontalità e assenza di gerarchie tipico della cultura punk-anarchica). Il live dei Negative Approach di domani ne è prova. Ogni ambito culturale del viterbese è stato coinvolto da questo processo. Non so quanto questa lettura sia estendibile in generale come chiave di lettura dei cambiameti in atto tra centro e periferia. Si assiste ad una sorta di frammentazione dell' establishment precedente che sparge le sue scehegge sulle perifere prime rimaste escluse. Non solo il mercato si è nebulizzato: in quest'ottica anche la crisi economica può essere veramente un'opportunità, anche se i tipi di risposta che ad essa si danno sono molti diversi tra di loro e il sistema sta operando per una fortissima restaurazione. Per fare un esempio, attenendomi sempre a questo piccolo orticello musicale, la cultura "alternativa" (o pseudo tale, se preferite) che questa sera porterà gli Zen Circus a Vetralla è molto diversa da quella anarchica che domani farà suonare i Negative Approach, anche se entrambe si presentano come alternative possibili. L'una propone una versione corretta e più abbordabile dello star-system e dei rapporti di potere precedenti (con il rischio di avere in seno gli aspetti più deleteri della globalizzazione edella frammentazione del mercato, che fagocita anche le forme di protesta, mercificandole e neutralizzandole); l'altra persiste da decenni come corpo-altro, impenetrabile e (apparentemente) incompatibile con il capitalismo e con i suoi rapporti gerarchici, ma è chiusa in se stessa. Si potrebbe fare lo stesso discorso per ogni disciplina artistica, e sono abbastanza convinto che fenomeni simili compaiano su tutto il territorio nazionale. E chissà, anche fuori dall'Italia. Tante piccole forze come SubTerra e gli artisti che rappresenta restano come tertium isolato ma vivo tra queste realtà, ed ancora non ho ben capito dove vogliamo andare a parare, legati come siamo alla cultura anarchica e d.i.y. (ma senza far parte di quel mondo), al concetto di glocal e al desiderio che resta comunque, quasi come un tabu inconscio ed inconfessabile, di emergere in quel mondo "alternativo" che pur critichiamo per la sua omologazione, poiché continuo a pensare che vedere la contrapposizione tra underground e mainstream in modo manicheo sia ancora fuorviante e riduttivo.   

lunedì 1 settembre 2014

Il disco della Sfactory

Le Formiche sono piuttosto silenti da molto tempo. Dopo l'ultimo lavoro musicato per Silvia nel 2010 (Il Funerale della Ninfea), non ho prodotto più niente di sostanziale né scritto con regolarità. Qualche collaborazione sparuta è venuta fuori qua e là (Orsorella e gli altri, L'Acqua nella Memoria), ma di fatto sto vivendo come in stand-by, in attesa di non so cosa, mentre mi dedico ora a SubTerra, ora a qualche collaborazione nascosta, in mezzo a doveri quotidiani sempre più pressanti. Ma c'è un lavoro costante, portato avanti a piccolissimi passi, che dalla fine del 2010 mi sta tenendo completamente occupato. Tutto questo lavoro è per la produzione di un disco, scritto a quattro mani con il mio grandissimo amico e artista Humpty Dumpty. Lui ha fornito le bozze di quasi tutte le musiche e i testi, io sto arrangiando, registrando e suonando tutti gli strumenti. Il genio di Humpty mi dà la certezza che, almeno per quanto riguarda la sua parte, questo disco sarà veramente bello. È affidato completamente alle mie mani, ma abbiamo deciso che, a livello vocale, sarà corale. Silvia Leoni, sua sorella (nonché mia compagna) Sumire e il Tedesko saranno infatti i cantanti che presteranno le voci alle dodici canzoni che abbiamo in programma. Tutti insieme costituiamo in questo momento il nucleo centrale di SubTerra (mancano gli Hyaena Reading, che voglio coinvolgere in qualche modo), e così questo disco viene ad acquisire per me un valore collettivo ulteriore. Ma c'è di più. Altri amici potrebbero aggiungersi in esso, amici con cui abbiamo condiviso momenti splendidi nei viaggi in Sicilia degli ultimi anni. Per questo abbiamo deciso di ribattezzare il nostro strambo collettivo Sfactory, perché ci sembra giusto ed opportuno non prenderci troppo sul serio. Nonostante questo, non posso nascondere l'importanza che questo disco assume per me, tale da rimandare i miei lavori più strettamente personali, in attesa ormai da ben quasi otto anni (!). Questa importanza non nasce solo dalla preziosa collaborazione con un genio contemporaneo come Humpty Dumpty (anche se ancora nascosto perché troppo outsider), ma soprattutto per l'amicizia, l'affiatamento e la condivisione di ideali e utopie che hanno unito il gruppo della Sfactory nei brevi ma intensi momenti di incontro de visu. Nella mia perenne ed assoluta solitudine, ho cercato sempre momenti collettivi simili, su cui costruire la mia famiglia artistica ed umana. So per esperienza quanto comunità simili siano fragili se non effimere. È forse per questo che in quasi dieci anni non ho fatto altro che cercare dimensioni collettive, per paura forse di dover fronteggiare ancora una volta la mia solitudine. Qualsiasi cosa sarà della Sfactory, so che dopo questo disco tornerò a me stesso come feci con quell'atto di nascita del 2006, testimoniato da un blog che allora aggiornavo febbrilmente e che disgraziatamente è andato perduto. Quella dimensione, quella mia voce mi mancano. È per questo che voglio riappropriarmene per lo meno con una certa frequenza a partire da qui, da questo lavoro collettivo. 
    Attualmente, le basi ritmiche sono quasi tutte complete. Vi sono le chitarre guida, le batterie e le bozze dei bassi. Mi manca un ampli di basso decente con cui registrare (non ho più congiunti forniti di ampli), ma so già che molti amici potrebbero prestarmelo. Potrebbe anche essere un'occasione per rivederli dopo molti anni. Le idee di Humpty sono bellissime. La loro più grande qualità, come sempre nei suoi lavori, è la melodia. Sono pochi quelli che sanno comporre una melodia come lui. E poi la sperimentazione: nonostante il nucleo centrale di ogni canzone sia da ricercare in una raffinatissima melodia, tale da rendere queste canzoni pop, alcune strutture sono decisamente anti-pop. Ben testimonia questo strano ossimore una canzone come Rain,, il primo singolo di questo disco, già pubblicato nel 2011, ma che rimaneggerò. Oltre a Rain, un altro pezzo è già stato pubblicato nel 2012. Si tratta di Gibellina Song, che ha visto l'esordio inatteso e sorprendente di Sumire alla voce.  Quasi tutti i testi sono stati scritti da Humpty, ma ve ne saranno alcuni scritti da me. Il filo conduttore è ben preciso: il rapporto uomo-donna, sofferto, malinconico, struggente, doloroso. Uno scavo in esperienze che sia io, sia Humpty abbiamo vissuto in maniera molto profonda, forse perché simili da questo punto di vista. Questo tema ha per noi una valenza fondamentale, non solo perché origine del mondo in senso più strettamente fisico, ma piuttosto meta-fisico, ossia creazione tout-court a partire dallo scavo d'abisso che si opera attraverso la sofferenza. Come ne Il Principio del Cerchio. Da qui, in mezzo ai miei amici, sto assistendo alla mia piccola rinascita individuale.

mercoledì 9 aprile 2014

Orsorella e gli altri

Questo è il promo-video che io e Alfonso abbiamo realizzato per "Orsorella e gli altri", un libro di fiabe lateresi (cioè di Latera, un paesino dell'Alto Lazio al confine con la Toscana) edito dal mio amico Davide Ghaleb (qui il link). Lo proponiamo anche in lettura musicata dal vivo e la mia chitarra sarà al servizio di Banda del Racconto (Alfonso Prota alla voce e Marco D'Aureli all'esegesi) domani a Roma, alla libreria Odradek (via dei Banchi Vecchi 57), alle 18.

domenica 6 aprile 2014

Fratello

Oggi sono stato esattamente qui, seduto là dietro. Qui dove Pasolini viveva e disegnava, come in questa foto, negli ultimi anni della sua vita, "nel paesaggio più bello del  mondo, dove l'Ariosto sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con tanta innocenza di querce, colli, acque e botri". La casa di Pasolini a Chia viene aperta al pubblico dagli eredi, di tanto in tanto, per concerti ed eventi culturali. Non riesco a pensare a lui se non come a un fratello, e il fatto che sia stato così indissolubilmente legato alla mia terra, e forse anche a causa di questo ramo friulano che mi scorre nelle vene, mi unisce a lui in un qualche rapporto che sento intimo come in nessun'altra figura di intellettuale.

"C'è da salvare la città nella natura. Il risanamento dall'interno. Basta che i fautori del progresso si pongano il problema. Questa regione, che per miracolo si è finora salvata dalla industrializzazione, questo Alto Lazio con questa Viterbo e i villaggi intorno, dovrebbero essere rispettati proprio nel loro rapporto con la natura. Le cose essenziali, nuove, da costruire, non dovrebbero essere messe addosso al vecchio. Basterebbe un minimo di programmazione. Viterbo è ancora in tempo per fare certe cose. [...] Quel che va difeso è tutto il patrimonio nella sua interezza. Tutto, tutto ha un valore: vale un muretto, vale una loggia, vale un tabernacolo, vale un casale agricolo. Ci sono casali stupendi che dovrebbero essere difesi come una chiesa o come un castello. Ma la gente non vuol saperne: hanno perduto il senso della bellezza e dei valori. Tutto è in balìa della speculazione. Ciò di cui abbiamo bisogno è di una svolta culturale, un lento sviluppo di coscienza. Perciò mi sto dando da fare per l'Università della Tuscia".

Questa è una parte dell'intervista rilasciata da Pasolini, sotto la Torre di Chia, al giornalista Gideon Bachmann, e pubblicata a pagina 3 del Messaggero di domenica 22 settembre 1974. Una profezia che calza a pennello contro il tentativo di devastazione, a mezzo cementificazione, della deliziosa e caratteristica Valle dell'Arcionello. 
Fratello, non posso fare altro che rivolgermi a te. Lo faccio così, pubblicamente, senza pudore, perché so che pochi leggono questo blog ora. Quello che chiamano il mio narcisismo sa che, se mi impegnerò, qualcuno tornerà a leggere. Ma ora è come essere in un deserto, pubblico, ma pu sempre deserto. E ti chiedo dove sono finito, perché da tanti anni mi sento come bloccato, impaurito, e non riesco ad attingere a quella voce interiore che, nonostante tutto, si accende al suono della tua, come se il messaggio che hai lasciato avesse percorso ogni singola pietra millenaria della mia terra e fosse arrivato poi a risvegliarmi dai miei torpori. Cedo a cose che sembrano insensate, come se non riuscissi a toccare le midolla di ciò che dovrebbe essere la vita e che ci circonda tutto intorno, in questo paesaggio di bellezza infinita. È da qui, da me, che devo risvegliarmi, recuperare quel messaggio "politico" di cui ti sei fatto vate, portarlo fino in fondo con altri fratelli come te, come il mio amico Humpty. Sentire la poesia. Portare a termine il disco che stiamo facendo insieme, come a sancire la nostra fratellanza, approfondire i nostri discorsi, e tornare a cantare con la mia voce, quella che ho tralasciato per tanti anni, ora che ne ho 30. In questi mesi ed anni di confusione insensata.

giovedì 30 gennaio 2014

venerdì 18 ottobre 2013

Mi domando perché siamo ancora qui, dal momento che c'eravamo promessi che saremo stati tutti altrove.

Il tempo è un nastro inceppato in un incomprensibile ingranaggio. Ritorno su queste strade solo e sono sempre io, ma cambiato. Tutto è esattamente allo stesso posto, immobile, come se ce l'avessi lasciato solo poche ore fa. Un sottile strato di polvere è l'unico indizio, visibile solamente da vicino, come un diaframma, impercettibile alla scarsa luce, del distacco e della separazione tra me e le cose. Mi domando perché siamo ancora qui, dal momento che c'eravamo promessi che saremo stati tutti altrove. Invece, il nostro era un girare a vuoto, un turbinio di trottole senza direzione, forse mai sopito, forse ancora in atto: eccolo qua, ti rivedo e in qualche modo mi stai dicendo che, ancora, non sarai qua, che sicuramente sarai altrove, presto, molto presto. Non ci credo più da tanto ormai. Ho pensato che siamo simili a pulviscolo: ognuno un granello, con la sua piccola storia da raccontare e poche o nessune orecchie ad ascoltare, dispersi su sponde oceaniche agli antipodi nel cerchio di pochi metri quadri, soli in mezzo a tutta questa folla. Dovrebbe esistere un progetto che ci renda tutti partecipi, come membri di un organismo sano e funzionante: ognuno nella sua essenza unico e funzionale, ognuno libero di testimoniare il mistero dello stare al mondo nella pienezza dell'essere. E invece siamo come rottami alla deriva, aggrappati a sogni che non ci appartengono, divisi - ma da che cosa? - ognuno sul proprio scoglio, senza una rotta comune, senza un'imbarcazione capace di contenerci tutti. Un organismo, un progetto, un circuito di sinapsi, un tutto in cui il molteplice si fa uno in una continua creazione: è questo che servirebbe. Forse sono gli individalismi di questo tempo di sfrenate competizioni a renderci sterili. Abbraccio questo mio vecchio amico ascoltando la sua promessa e io, ancora, spero di andare a trovarlo altrove.

sabato 5 ottobre 2013

L'acqua nella memoria

Oggi al Bioparco di Roma, 18:30, L'acqua nella memoria, cortometraggio in ricordo e in memoria dell'artista Carlo Vincenti. Musiche mie (La Guerra delle Formiche).

"L’acqua nella memoria. Il cortometraggioche verrà proposto collateralmente nell'ambito della IX Giornata del Contemporaneo, a Roma, nel Centro Polifunzionale del Bioparco, sabato 5 ottobre 2013. alle ore 18.30.

Nel maggio 2012, Giovanna Iorio, ispirata dalle opere di Carlo Vincenti, compose dei versi che uniti a disegni, schizzi e appunti di Carlo, diedero vita al libro “La memoria dell’acqua”.

In seguito a questa pubblicazione, e a distanza di un anno, Alfonso Prota, Carlo Sanetti, Alessandro Lamoratta e Diana Ghaleb hanno realizzato questo cortometraggio, in ricordo e in memoria di Carlo Vincenti.

I fotogrammi che lo ritraggono in riva al mare, mentre disegna, sono tratti dalle riprese in 8mm di Mario Petrosino, con musica di Giancarlo Petrosino.

Si ringrazia per la collaborazione Fabio Vincenti."


http://www.ghaleb.it/acqua_memoria_corto.htm

Alfonso Prota, illustratore, pianificatore territoriale, si occupa di paesaggio e cartografia. Fa parte de “La Banda del Racconto”. Ha illustrato, per la casa editrice Davide Ghaleb, “1932”, “Il Colombiano”, “Sulla natura sulla battaglia”, “Sottoassedio”, di Antonello Ricci; “Orsorella e gli altri” di Marco D’Aureli. Ha realizzato il fumetto “Vittoria!” con i testi di Antonello Ricci.

Carlo Sanetti, Laureato in lettere e filosofia alla “Sapienza Università di Roma”, musicista e compositore. Ha fondato SubTerra, etichetta italiana di musica con licenza Copyleft Creative Commons. Ha realizzato appositamente le tre tracce del cortometraggio “L’acqua nella memoria”.

Alessandro Lamoratta, musicista, arrangiatore e compositore. È diplomato al Berklee College of Music di Boston. Ha curato interamente il montaggio del cortometraggio.

Le voci presenti nel cortometraggio sono di Diana Ghaleb e Sara Leoni.

“L’acqua nella memoria” è una produzione Davide Ghaleb Editore.

venerdì 20 settembre 2013

mercoledì 26 giugno 2013

The waiting song

Io e Sumire suoniamo The Waiting Song di Humpty Dumpty alla Copyleft Night dell'Acrobax, lo scorso 7 Giugno. Grazie ai Citizen Kane per il video.

venerdì 7 giugno 2013

La Copyleft Night a Roma


Una volta all'anno La Guerra delle Formiche si manifesta. Sarà così, fino a che le fila che sto tessendo da anni non saranno composte. L'occasione è bella: una serata dedicata alle etichette che pubblicano con licenze libere, organizzata dai Citizen Kane all'Acrobax. Proprio da qui, nel 2007, iniziai a scrivere sul blog di SubTerra. C'ero capitato con il Ted, non ricordo nemmeno come, e avevo intervistato il collettivo Roma Calling, di cui facevano parte i Palkoscenico al Neon. In quella intervista si parlava già di concezioni diverse del diritto d'autore, di cultura libera, diy, autogestione e politiche dal basso. Sono felice di tornarvi anni dopo, più cresciuto e con molta esperienza alle spalle, a parlare degli stessi temi. Avrò occasione anche di suonare qualche pezzo nuovo, oltre ai miei soliti tre o quattro. Tra questi anche quelli scritti con Humpty Dumpty e la nostra Sfactory, per il nostro disco a cui sto lentametne lavorando da un paio d'anni. Gibellina song ci sarà senz'altro. Il resto della serata la dividerò con i pezzi del Ted. Tutto in acustico, perché ancora non siamo pronti per l'elettrico, ma ci stiamo lavorando. Con noi ci saranno anche quelli di Subcava, che non vedo dal vivo dal 2010. Nel frattempo loro sono molto cresciuti: sono divenuti una vera e propria impresa. SubTerra, invece, per scelta e per forza di cose, è rimasta una realtà più domestica e fluida. Sarà interessante confrontarsi con loro su questioni come musica e mercato, arte e lavoro, per vedere se in mezzo al diluvio in cui stiamo vivendo possa esistere una via d'uscita umana ed economica.


COPYLEFT NIGHT!

LOA Acrobax, 7 giugno 2013 - h. 22
via della Vasca Navale 6 (Roma)

L'Indipendent Music festival - www.imusicfestival.org - presenta una serata dedicata alla musica pubblicata con licenze creative commons.

Sul palco tre gruppi: Citizen Kane, Grammophone e La guerra delle formiche - rispettivamente da Roma, Eboli e Viterbo - che hanno deciso di tenersi lontano dalla SIAE e di permettere una libera diffusione dei propri progetti artistici. Ai live si alterneranno delle brevi interviste con le band e con le etichette Subcava Sonora e SubTerra, per scoprire meglio la realtà del creative commons e del copyleft. 

GRAMMOPHONE (Eboli) Progetto Pop sperimentale. Nel 2012 è stato pubblicato Northporcellin, primo singolo della band. Dal 29 aprile 2013, la collaborazione con l'etichetta Subcava Sonora. Il loro primo album ufficiale "Multiverso" sarà in uscita questo autunno. www.grammophone.it

CITIZEN KANE (Roma) Trio indie rock attivo dal 2004. Nel 2013 è uscito il loro ultimo cd, "La cura dei dettagli", realizzato attraverso una produzione dal basso. 
www.citizenkanetrio.it

LA GUERRA DELLE FORMICHE (Viterbo) è un progetto indie rock nato a metà tra la one-man-band ed il gruppo e pubblicato da SubTerra Label. Imperniato sul lavoro di Carlo Sanetti, in questa occasione presenterà un mini show acustico con Tedesko. 



mercoledì 29 maggio 2013

Riflessi di specchi infranti

Mi capita dunque di pensare alla mia annosa lentezza, cioè a quel grumo che mi abita e impastoia ogni fibra del mio essere. Non conto più il tempo che ho sprecato, smarrito in uno stato catatonico, stravolto dalle passioni o semplicemente perso nel tentativo di analizzare la viscosità di ciò che mi opprime. Nell'incertezza, perenne stato d'infanzia alla ricerca di rassicuranti figure genitoriali o fratelli maggiori protettivi, ho vagato triturandomi in frammenti, polverizzati e dati in balsamo a molti in cambio di un gesto, una parola, un riconoscimento. Ho vissuto in un'immagine di specchi infranti, plurale, dissolvendo la mia unità in un coro di visioni parziali ed aliene. Ho abdicato a me stesso per cercare di essere me. E' stata ed è ancora questa la causa della mia fatica e della mia lentezza. Solo restringere il cerchio potrebbe significare ritrovare finalmente il fuoco contro l'abbandono alle blande onde di un mediocre oblio. Forse tutti noi non cerchiamo altro che una sorte di ricomposizione con quello che veramente siamo, dal momento in cui andiamo in pezzi. L'esistenza scorre tra quel momento e la tensione continua (di fatto, irraggiungibile se non per approssimazione), ma il più delle volte manca un progetto, o peggio, manca del tutto la consapevolezza di essere unus. E' dunque dal conflitto che ingaggiamo contro noi stessi che nasce la disarmonia con l'esterno. Ritrovare il vero volto del proprio ritratto non è una questione di sforzo o di guerra, quanto di pace e riconciliazione.

martedì 29 gennaio 2013

Brutus: ovvero La Guerra delle Formiche

Ho finito di leggere e tradurre il Brutus di Cicerone, nell'edizione commentata uscita poco tempo fa per Carocci. C'è qualcosa che mi colpisce profondamente in questo dialogo, qualcosa in cui riesco a leggere la mia esperienza, o meglio la nostra esperienza come generazione nel mondo contemporaneo. Il commento di Rosa Rita Marchese sottolinea particolarmente il sentimento di desolazione dell'oratore, escluso da ogni gioco politico e costretto al silenzio dalla schiacciante vittoria di Cesare, e mette in luce la sua consapevolezza del tramonto di un'epoca, quella della Repubblica, fondata sull'arte oratoria (l'arte di parlare in pubblico, la più difficile e nobile tra tutte). La morte della Repubblica significò anche la morte del foro e Cicerone, orbato sia dalla perdita dello Stato, sia dalla possibilità di confronto pubblico con gli intellettuali della sua generazione, ripercorre tutta la storia dell'oratoria come in una sorta di laudatio funebre, il cui scopo è mantenere viva la memoria dei meccanismi che avevano fatto grande lo Stato. L'angoscia per le tenebre del futuro è fortissima: non solo per le vicende individuali, che lo costringono ad un isolamento e a un'inoperosità che gli fanno ritenere più desiderabile la morte (come quella recente e quasi provvidenziale del suo amico e collega Ortensio, paradossalmente più fortunato nell'essere scomparso in tempo per evitare la vista di tanto sfacelo), ma soprattutto per il destino delle generazioni future, di cui Bruto è rappresentante nel dialogo e le cui brillanti capacità resteranno prive di uno Stato in cui operare, e lo Stato resterà privo di esse. È per questo che, dopo la rassegna dei personaggi che hanno fatto la storia dell'oratoria e la disamina tecnica degli stili di quest'arte (la cui somiglianza a molte categorie contemporanee d'ermeneutica culturale è di per sé entusiasmante), Cicerone affida a Bruto il compito di mantenere vivo il ricordo dell'antica e pubblica reciprocità intellettuale - fondamento di una societas davvero virtuosa - e di trasferirla in una dimensione privata, in un librorum municipium (dalla forma orale a quella scritta), come una sorta di resistenza al buio che si prospetta. Come non  riconoscere noi stessi in Bruto - preparati alla guida di un mondo che ci è stato sottratto, ormai brutalizzato e asservito agli interessi economici - , soli, impoveriti ed emarginati, nel tentativo di condurre una resistenza sotterranea, di alimentare uno scambio intellettuale reale al di fuori delle abbacinanti e corruttrici luci dei riflettori, intenti a costruire il nostro municipium privato nel tentativo di non far perire i valori di humanitas. Qualsiasi atto creativo dovrebbe riconoscersi in Bruto. E tanto più desolante è invece riconoscere nel blaterio imperante il trionfo della tecnocrazia capitalista, creatrice di quel villaggio globale abitato da sterili monadi non comunicanti. Il paragone è sicuramente azzardato e le analogie arbitrarie, ma leggendo il Brutus non posso non eleggerlo come rappresentante di diritto della mitologia delle Formiche.