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lunedì 21 febbraio 2022

"No Words Is Ever Enough" su Crampi2

HUMPTY DUMPTY & LA GUERRA DELLE FORMICHE: “NO WORD IS EVER ENOUGH” (SUBTERRA LABEL)


Acqua sotto i ponti ne é passata parecchia, dal 2016, anno del precedente lavoro di La Guerra delle Formiche, ensemble a formazione variabile nato dalle idee del viterbese Carlo Sanetti.

Ritroviamo il progetto assieme a Humpty Dumpty, cantautore messinese dalle molte idee e i pochi compromessi: 21 dischi e varie collaborazioni all’attivo, senza mai essere assurto agli ‘onori delle cronache musicali’, forse nemmeno quelle dei settori più attenti alla cosiddetta ‘musica indipendente’.

Il risultato è questo racconto di un”Apocalisse Sentimetale’, come viene definita, in cui La Guerra delle Formiche, con interventi strumentali e vocali aggiunti, si è incaricata di eseguire interamente ciò a cui Humpty Dumpty ha fase di scrittura.

“No Word Enough” sembra uscito direttamente dal primi anni 2000, epoca d’oro per un certo indie – folk ‘intimista’, memore della precedente lezione dello showgaze, un orecchio a certi episodi dei Radiohead non troppo sperimentali, l’idea di una proposta ‘alternativa’, o ‘indie’, o chiamatela come volete, in cui gli echi, i riverberi, la dimensione onirica e vagamente psichdelica poteva trovare uno sviluppo al di là di certi muri sonori al confine del – e talvolta oltre – il rumorismo.

Dieci brani giocati quasi interamente sul binomio chitarra – voce, cui si aggiungono percussioni essenziali, isolatamente piano elettrico e synth, qualche arco, in cui domina e si mantiene costante un’atmosfera sospesa, un mood malinconico, sofferente a tratti, che occasionalmente si apre a toni più accesi, o a parentesi di dolcezza, con un paio di contributi femminili alla voce.

Un lavoro da cielo coperto e nuvole dense, che coinvolge.

Marcello Berlich




"No Word Is Ever Enough" : segnalazione su Il Giudice Talebano #02/22

 Il Giudice Talebano n. 2 di febbraio, su Nerds Attack, ha segnalato No Word Is Ever Enough con un 5, definendolo Irrisolto.


Link alla pagina originale

mercoledì 2 febbraio 2022

"No Word is Ever Enough" : recensione su Distorsioni

Recensione uscita su distorsioni.net

Humpty Dumpty & La Guerra Delle Formiche

No Word Is Ever Enough

2021 - Sub Terra Label
[Uscita: 14/10/2021]

Dall’incontro fra il musicista messinese Alessandro Calzavara, in arte Humpty Dumpty, e il viterbese Carlo Sanetti titolare del progetto La Guerra Delle Formiche, nasce questo interessantissimo “No Word Is Ever Enough” uscito per la Sub Terra Label, etichetta dello stesso Sanetti che in questi anni ci si è dedicato con competenza e passione. Nei dieci solchi del disco compaiono altri collaboratori, mentre l’album è stato scritto da entrambi gli autori, con Humpty Dumpty che si è occupato del nucleo melodico e di gran parte dei testi, tutti, tranne uno, in inglese. Basterebbe una traccia, la splendida e commovente The Waiting Song che chiude l’album per giustificarne pienamente l’acquisto. A cantarla è Clairubine, al secolo Valentina Gettatelli, la canzone ha la grazia e la fragilità dei bravissimi Sodastream, merito anche degli archi, il violino di Fabio Porroni e il violoncello di Maria Clara Verdelli, l’effetto è davvero incantevole tanto che non si può fare a meno di risentirla più volte. Ma naturalmente c’è molto altro di buono in questo album. Non c’è dubbio infatti che la collaborazione tra i due musicisti abbia dato un risultato davvero pregevole. «This album is about being forever broken», recita l’epigrafe a “No Word Is Ever Enough” che si configura come un concept album sui temi della nostalgia, della perdita, della fragilità dei sentimenti, come esprime la prima traccia, Gibellina Song, anch’essa di commovente bellezza, impreziosita dalla voce dal tono sottile e leggermente acuto di Vanja GrinningSoul, un brano che non sfigurerebbe nel repertorio di alcune fra le migliori cantautrici d’Oltreoceano. Con Blowing andiamo invece su territori indie rock, fra schitarrate e una sottile aggressività nel canto, mentre ritorna la centralità della melodia, chi ha seguito la prolifica carriera di Humpty Dumpty avrà avuto modo di apprezzarne la sensibilità melodica, in Imagine che ci immerge nei pensieri e nelle ansie di un innamorato lontano. Da brividi il folk di delicata purezza di Ode To Leuconoe, seguita dalle note ombrose di una Rain che flirta con lo shoegaze e dall’accattivante e ipnotica Cratch non priva di coloriture psichedeliche. Ma prima della meravigliosa di The Waiting Song c’è spazio per i tormenti emotivi di How che ritornano in My Lover (« The love that I once felt / Can’t do me any harm now»). La voce di Tedesko dà intonazioni soul a Sweet Adolescent Smile, accentuandone il lato drammatico. Il disco è disponibile in free download sulle pagine bandcamp dei due artisti, da sempre coerenti con una linea politica di libera circolazione della musica.


Voto: 7.5/10

                                                                                                                  Ignazio Gulotta


                             

giovedì 6 gennaio 2022

"No Word Is Ever Enough" : recensione su Heart of Glass

 Recensione uscita su Heart of Glass uscita il 04/01/2022 a cura di Poisonheart


"È il frutto di una bella collaborazione, di quelle genuine che nascono da un entusiasmo strabordante, incontenibile, che solo la musica può enfatizzare. No Word is Ever Enough è la sinergia tra Humpty Dumpty e La Guerra delle Formiche; uscito nell’ottobre 2021 per Sub Terra è uno di quei piccoli gioielli che – purtroppo- passano inosservati tra le miriadi di uscite annuali. Un piacere quindi ascoltarlo e scriverne un paio di personali considerazioni.
No Word is Ever Enough - Humpty Dumpty & La Guerra delle Formiche Humpty Dumpty è lo pseudonimo di Alessandro Calzavara, instancabile cantautore messinese discograficamente iper-prolifico, la cui vocazione indipendente è profonda ed integerrima. Invece, La Guerra delle Formiche (one-man-project di Carlo Sanetti) ritorna su queste pagine dopo tantissimo tempo (leggi qui in compagnia di Silvia Leoni), correva l’anno 2010 ed eravamo tutti più giovani: bello quindi ritrovarsi ed incrociare i propri cammini ancora una volta. In questi anni, Carlo Sanetti non è rimasto affatto inattivo, curando con passione Sub Terra Label e rimpinguandone con sapienza e buon gusto il catalogo musicale. Che poi è anche il segreto di No Word is Ever Enough, un concept album rarefatto, a tratti cinico, a tratti splendente, sempre sull’orlo di tracimare, eppure capace di infondere rara bellezza. La sua parabola temporale è ampia, snocciolata in 10 intensi episodi che toccano ciascuno le corde sentimentalmente fragili della perdita: l’iniziale Gibellina Song (cantata da Vanja Grinning Soul) è un tuffo al cuore con un delizioso arpeggio affogato nel rimpianto, subito ben bilanciata da Blowing con le sue sostenute armonie e le tipiche architetture delle disilluse ballad di metà Nineties.
Il duo è abile a dividersi i compiti tra scrittura e composizione ed allo stesso tempo giocare tanto per sottrazione (la purissima Imagine), che lanciarsi in incredibili cavalcate stratificate come nella epica Rain, arrivando al giusto compromesso nella sonica ed essenziale Crutch (il cui mantra iniziale da il titolo al disco).
L’enfasi della ballata a chitarra sembra essere la forma prediletta da La Guerra delle Formiche, mentre le liriche di Humpty Dumpty raccolgono un’empatia impazzita d’amore che pesca dai ricordi per farsi poesia: da Ode to Leuconoe –che scomoda persino il sommo Orazio-, alla glaciale How con i suoi picchi emotivi spaccacuore suonati dal piano di Mauro Belgi. La parte finale del disco si distingue per due mosche bianche che spezzano la linearità di No Word is Ever Enough: vivace e spontaneo è il lo-fi di My Lover, mentre Sweet Adolescent Smile è una ballata cantata in italiano da Alessandro Bizzarrini già con Sanetti nel progetto Tedesko & The Monomagical Band. Chiusura col botto con The Waiting Song, una splendida ninna nanna tra archi (Fabio Porroni al violino e Maria Clara Verdelli al violoncello), arpeggi celestiali e la voce pulita di Valentina Gettatelli.

No Word is Ever Enough raccoglie come uno scrigno incautamente dimenticato, piccole gemme preziose ed almeno un paio di diamanti grezzi (Crutch e Rain su tutte). È il riappacificarsi con i ricordi, in un tortuoso percorso fatto di imprevisti, di deviazioni dolorose, di scelte di vita. Ma è anche tanta luce ed un approccio alla musica (ed alla sua dematerializzazione sia fisica che etica) rispettoso ed umile, un ritorno alle origini verso la dimensione di bellezza e spontaneità. E questo per una etichetta come Sub Terra è la soddisfazione più gratificante."

sabato 11 luglio 2015

Recensione su "The Sound Of Fighting Cats"

Una recensione recente del primo disco de La Guerra delle Formiche appena scoperta. Fonte: http://thesoundoffightingcats.blogspot.it/2015/01/guerra-delle-formiche-la-la-guerra.html

"Saturday, 17 January 2015
Guerra delle Formiche. La - La Guerra delle Formiche (2006)

The debut and so far only album from this Italian band.

La Guerra Delle Formiche is/was a four piece band on this album. That means Italian vocals, drums, keyboards, bass and guitars. 

And no, this is not a run of the mill Italian prog rock album. Not in the traditional sense. The music here is a mix of folk rock, punk, eclectic prog, avant-garde, symph prog and psychedelic rock. This does not make an easy-listening album. 

Indeed, this is not a melodic easy-listening album at all. The guitars are pretty distorted and punk'ish. The bass and drums are rumbling along with this theme. The melodies are pretty weird too.

I wish some good music had been the result of all this. Unfortunate, this is not the case. This half an hour long album, including a hidden track, is a decent enough album. It does not hold my interest for long as I have heard a lot of music like this before........ done better by other bands. This is a decent enough album and that is it.

2 points"

sabato 14 gennaio 2012

Il Funerale della Ninfea tra i migliori dischi del 2011 secondo Crampi2

È uscito nel 2010, ma secondo il blog Crampi2 (direttamente da Losing Today) Il Funerale della Ninfea è tra i migliori dischi del 2011. Felice di ciò, metto qui il link alla pagina con l'intera classifica.

giovedì 15 dicembre 2011

Il Funerale della Ninfea su Freak Out

Silvia Leoni - Il Funerale della Ninfea (Sub Terra)
Autore: Fausto Turi
10/12/2011
EP d’esordio per la cantautrice di Viterbo Silvia Leoni, che vede alle musiche la collaborazione di Carlo Sanetti (La Guerra delle Formiche), Marco Puci (Morning Opera) e Eleonora Stassi (Coquelicot) in 6 ballate elettroacustiche arricchite da archi soffusi, dalle atmosfere cantautorali e leggermente post rock, con un brano d’apertura in lingua francese intitolato ‘L’Amour Fou’ retto da un arpeggio insistito e la voce giocata su una tonalità alta, con un risultato non distante dalle interpretazioni di Veronique Chalot delle antiche ballate bretoni.
Una certa disomogeneità tra i brani – sinonimo in ogni caso di varietà di idee – rientra piano piano con gli ascolti ripetuti del disco, ed ecco ‘La Redenzione’, canzone in italiano costruita su una base strumentale vagamente post rock tipo Julie Doiron o Tara Jane o’Neil, su cui s’innesta lo stile vocale della Leoni, non lontano da quello espressivo e molto esposto di Carmen Consoli. Tenui e armoniose ‘In questo Momento’ – interlocutoria, con un violino che guadagna spazio, duettando con la cantante – e ‘Mary Says’, in inglese con voce qua e là raddoppiata, ancora con chitarra amplificata e violino, con pochissima batteria, tra i momenti più suggestivi e intensi.
Prima dello strumentale ‘Coda’, c’è poi spazio per il vertice, intitolato ‘Penombra’, una ballata elettroacustica in crescendo, con finale elettrico post rock, tutto molto emozionante, tra Marta Collica e Shannon Wright.

giovedì 20 ottobre 2011

Il Funerale della Ninfea su Beautiful Freaks

Silvia Leoni
Il funerale della Ninfea
La signorina Leoni usa la chitarra per stendere al crepuscolo le sue nenie madide di sogni irrealizzati e malinconia da taschino. “Il funerale della Ninfea è il suo nuovo Ep edito per quei bravi ragazzi di Subterra records, un disco concepito e musica con collettivi dai nomi imbizzarriti tipo “La Guerra delle Formiche” e “Morning Opera”. Il suono è una trito sapido di Alghe, pesciolini fritti, Cantautorato Francese, salsedine e un pizzico di disagio e ambiguità nello stile della Consoli. Se avrete la fortuna di
incontrarla vìs a vìs non osate paragonare la sua voce a quella di Elisa, in cambio della vostra banalità potreste ricevere un vomitino sulle scarpe…
(Tum)

giovedì 13 ottobre 2011

Il Funerale della Ninfea su Kathodik

Silvia Leoni 'Il Funerale della Ninfea'
(Autoprodotto/Subterra Indie Copyleft Label 2011)
Primo lavoro per la cantautrice viterbese Silvia Leoni, coadiuvata da la Guerra delle Formiche e Morning Opera, più Coquelicot con viola e violino, che le prestano un background musicale decisamente curato.
Nel primo pezzo, cantato in francese, L'Amour Fou, la Silvia è sola con la sua chitarra acustica e la delicata voce a tracciare storie d'amore sotto la pioggia, preziose ma naturalmente rischiose come tutti i veri sentimenti. Successivamente, la Leoni si sposta su un percorso rock più convenzionale, passando direttamente alla lingua italiana in La Redenzione, dove si arrende alla sua stessa fragilità e chiede al suo invisibile interlocutore di amarla così come viene.
'Il funerale della ninfea' si snoda così, partendo da pezzi che la Leoni ha composto nella solitudine della sua cameretta di Sutri, e che gli arrangiamenti tentano di far respirare in un'ottica moderna, senza però alterare il delicato equilibrio tra i testi e la voce delicata della Silvia. Personalmente, son rimasto più convinto dai momenti più spogli e scevri di arrangiamenti "rock", mi sembra come se si rischi di rovinare un prezioso incantesimo, che non necessita altro che una voce e una chitarra.
Giusto anche menzionare la curatissima confezione in cui ci è pervenuto, chiaramente il risultato di un lavoro d'amore, fatto a mano e con pazienza, pienamente apprezzato dal sottoscritto. In ogni caso, l'ep convince del talento della giovane, avremo sicuramente occasione di risentirla, così come ha occasione di sentirla chiunque ne abbia voglia, visto che 'il Funerale dela Ninfea' è disponibile con licenza CC su svariati siti quali www.subterralabel.com, radioriservaindi.blogspot.com e l'homepage della band linkata qui sotto.

Il Funerale della Ninfea su Shiver Webzine

Il Funerale della Ninfea (2010 – Sub Terra)

Posted on mer 12 ott, 2011 in Recensioni | 0 comments

Silvia Leoni ha un problema e questa recensione di sicuro non riuscirà a risolvere ciò che la musicista chiede in modo implicito, senza chiedere, quasi inconsciamente. Il problema di Silvia sta nella scelta di cantare le sue composizioni in tre lingue diverse e, accidenti, in tutti e tre i casi è dannatamente convincente. Ovviamente la difficoltà, per chi ascolta e recensisce, sta nel capire quale vicolo consigliarle di imboccare per valorizzare al meglio musica e parole senza permetterle di imbattersi in un strada senza uscita o poco proficua.

Il suo ep, Il Funerale della Ninfea composto da sei tracce, si schiude proprio con uno dei due brani non cantati in italiano, in questo primo pezzo si confronta con l’idioma francese; “L’Amor Fou” è, per contrasto con tutti quegli album che collocano in apertura i brani più convincenti, poco malleabile scarno e in pieno stile chanson française: Un accento di violino lascia il posto alla nuda voce di Silvia che si lascia accompagnare per mano dalla chitarra in un canto che ne esalta le doti vocali mentre di contro il brano risulta, ascoltando più volte l’ep, quello meno scevro negli arrangiamenti quasi a voler presentare la musicista con pochi orpelli e zero distrazioni per chi ascolta. L’altro brano, cantato in inglese, è “Mary Says” e anche quì, come nella canzone precedente, Silvia disegna una morbida e intensa ballata affiancata da un arrangiamento spoglio ma meno ostico, con gli archi incastrati negli altri strumenti che si aggiungono in modo armonioso man mano che la silhouette della canzone prende forma.
I brani in italiano risultano sicuramente più efficaci e ricchi di particolari, sia per la comprensibilità immediata dei testi che per gli affascinanti arrangiamenti curati dalla stessa Silvia insieme a Carlo Sanetti (La guerra delle formiche) Marco Puci (Morning Opera) ed Eleonora Stassi (Coquelicot) i quali danno vita ad un suono organico ed emozionante, composto da vissuti musicali differenti accomunati dallo stesso desiderio di dare ascolto alle immagini interiori di Silvia. I quattro musicisti raccolgono frammenti rubini della metà femminile degli Scisma e con una lima in madreperla smussano le sporgenze i cui detriti si impastano con la sensibilità musicale del primo Paolo Benvegnù (“La Redenzione”, “In questo momento”), oppure partono placidi e sinuosi per poi sprigionare spore marlenekuntziane, molto più interessanti di alcune delle lunghissime session improvvisate da Godano e soci, che donano un’aura acida e velenosa a “La Penombra”. Il mini disco si chiude con la strumentale “Coda” che non aggiunge nulla che non sia già stato detto in modo efficace dai brani precedenti se non per il fatto che Silvia riposa l’ugola per meno di un minuto.

Silvia Leoni e il suo ensemble sono un respiro leggero che si posa sulla pelle calda provocando piccoli brividi di piacere. Il percorso più semplice (?) da percorrere sarebbe sicuramente quello di continuare a cantare in madre lingua anche perchè proprio in quegli episodi la struttura musicale diventa più densamente ricca di particolari.
Spero anche che la giovane musicista venga notata da “quelli che nella musica contano” perchè lasciarsi sfuggire un gioiellino del genere sarebbe da incoscienti.

(Antonio Capone)

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venerdì 27 maggio 2011

Il Funerale della Ninfea su Losing Today

E' quasi un disco 'in cooperativa', l'esordio di Silvia Leoni: la cantautrice di Sutri (provincia di Viterbo) ci mette infatti parole, voce e chitarra, mentre a darle una mano in fase di arrangiamento è arrivata la band de La Guerra Delle Formiche, mentre al disco partecipano anche il gruppo di avanguardia Morning Opera e Coqueliot (alias Eleonora Stassi) offre la sua opera agli archi.
L'impressione finale è che tutto sia durato veramente troppo poco: i sei brani (in realtà cinque, cui si aggiunge una breve chiusura) lasciano intravedere un'artista di 'anima e corpo', capace di dare vita ad atmosfere suggestive, intime e a tratti eteree, ma nel contempo, quando se ne presenta l'occasione, di ricorrere anche ad acide sferzate elettriche.
Passando agevolmente tra italiano, inglese e francese, Silvia Leoni (con un cantato delicato, tinto di una dolcezza a tratti malinconica) dà vita a narrazioni tutte incentrate sulla propria vita interiore, senza dimenticare la 'canonica' tematica amorosa, ma non facendone per forza il fulcro della propria scrittura.
Il risultato è un disco che si potrebbe definire quasi algido per l'essenzialità dei suoni, ma le cui emozioni trasmettono un tiepido e soffuso calore.
Peccato che tutto finisca non appena ci si è fatti ingolosire: un nuovo, e più ampio, episodio si fa volentieri desiderare.
Il disco edito dall'etichetta copyleft Sub Terra, è disponibile per il download gratuito presso il sito della stessa.

MARCELLO BERLICH

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venerdì 22 aprile 2011

Il Funerale della Ninfea su Rockit

La Guerra delle Formiche viene combattuta su di un'altra dimensione. Forse siamo troppo distratti per accorgerci che infuria la battaglia, ma c'è solo un modo per renderci conto di quello che sta accadendo a pochissima distanza da noi: abbandonare per una quarantina di minuti tutti gli assilli quotidiani ed immergerci in un mondo nuovo, fatto di penombre e redenzioni. Un mondo in cui il tempo si dilata e si restringe a seconda dei capricci della voce di Silvia Leoni, centro di gravità di ogni canzone intorno al quale orbitano tutti gli elementi della sezione strumentale.
Con molta probabilità la guerra impazza per la bellezza di questa voce, che in alcuni momenti sembra ricalcare le venature timbriche di Carmen Consoli. A giocare coi lamenti lontani e i sussurri vicini delle corde vocali di Silvia c'è un'armonia che nasce tra le vibrazioni di chitarre e archi, rendendo più corposo e denso lo scorrere delle melodie. Un po' come la pennellata di un pittore che cambia intensità a seconda della sfumatura, i suoni di questo "Funerale della Ninfea" passano da toni celtici, freddi ma al tempo stesso armoniosi, grazie al cantato in francese in "L'Amour Fou", al calore di ampio e triste respiro che si dischiude dopo un lungo e pesante inverno proprio "In questo momento".
La Guerra delle Formiche è una lotta di sentimenti contrastanti ai quali ci si arrende senza opporre resistenza, solo dopo essere tornati alla dimensione del quotidiano sarà l'ora di serrare i ranghi.

Fernando Rennis

mercoledì 9 marzo 2011

Il Funerale della Ninfea su Indie Eye

Silvia Leoni - Il funerale della ninfea (Sub Terra/Radio Riserva Indiana, 2010)
Il debutto di Silvia Leoni pubblicato dalla netlabel Sub Terra, si può scaricare gratuitamente oppure richiedere il CD fisico; per Sebastiano Piras si tratta di un esordio sensazionale...
Il recensore appagato grida spesso al miracolo, lo fa soprattutto per condividere con gli altri il proprio esclusivo gout d'oreille, spesse volte con saccente arroganza. Nel caso di Silvia Leoni, riconoscere il prodigio è un dovere che trascende qualsiasi appetito personale. Proprio per questo motivo, esprimo un mea culpa e recupero soltanto ora le centinaia di ascolti che sarebbero scaturiti dalla pubblicazione di questo disco fino ad ora. Non è l'apologia di un esordio di fatto sensazionale, piuttosto, non osso fare a meno di far notare quanto siamo distratti dal surplus sonoro che ricopre le produzioni musicali mainstream e di tante presunte indie. In questo disco c'è il senso della nudità, di quella forma minimale (ma non per questo tediosamente lineare) di un discorso musicale che vale al di là della solita accozzaglia di suoni forgiata dai maestri del purismo del suono. Per rendere il discorso più semplice, evitiamo innanzitutto qualsiasi accostamento (almeno per ora): il funerale della ninfea è un disc-orso a se stante che nasce dall'esigenza, non di riproporre una lezione assimilata nel campo del cantautorato tipico, quanto dalla necessità di librare in musica parole di quotidiana normalità che proprio per questo assumono un valore ancor più attndibile. Tre pezzi in italiano, uno in francese ed uno in inglese per un totale di sei tracce, di cui una strumentale (Coda), sono abbastanza per comprendere la bravura di Silvia Leoni e la collaborazione funzionale messa in atto con i suoi compagni di etichetta: la Guerra delle Formiche e Morning Opera, anche loro facenti parte della copyleft netlabel Sub Terra (alla quale bisogna riconoscere il merito di incoraggiare la condivisione virtuale e gratuita di nuovi artisti, come mezzo di promozione solidale ed autentico). Gli archi di Coquelicot (al secolo Eleonora Stassi) accompagnano la voce sporgente ed ottimistica della cantautrice di Sutri (VT), firmando, senza eccedere, le canzoni che Silvia teneva chiuse nel casseto, senza troppe attese. C'è un'attitudine ironica nell'esprimere il senso di quelle parole essenziali che vengono pronunciate su lievi accenni di chitarra; a tratti si potrebbe auspicare un futuro da cantautrice anti-folk in perfetto stile Sidewalk Cafe. L'Amour Fou, ad esempio, è puerile neli accordi, festosa nel ritmo, eppure, questa fiducia viene placata da quel laconico "le rose non sono più color vermiglio" che lascia l'amaro in bocca. Diverso il discorso per l'italiana La Redenzione che cammina e si spande su territori più comuni, con qualche comprensibile mano tesa alla Carmen Consoli di Quello Che Sento. L'altra perla in lingua straniera, Mary Says, ci svela come potrebbe essere un'anglofila Elisa senza le (sovra)produzioni manierate dei suoi pezzi, senza dubbio la vera highlight dell'EP. Nella breve poesia di In Questo Momento, Silvia Leoni rinasce "dal tepore dei sogni" accomiatandosi con le sempre più rade parole delle due ultime tracce, tracce nelle quali il suono a volte stridente di viola e violoncello inghiotte le altre funzioni musicali, riprendendosi il proprio doveroso spazio. È possibile scaricare il disco gratuitamente andando sul sito di Sub Terra, oppure, ordinare una copia del supporto fisico che vi intratterrà, non soltanto attraverso la musica: l'artwork, infatti, è composto da un'immagine ad incastro basata su un disegno nostalgico, tanto quanto la musica di Silvia, un'immagine abbozzata che racchiude il senso dell'intero lavoro. Due figure "nude", rappresentazioni del giorno e della notte, per un disco che saprà tenervi compagnia - con dolcezza - durante l'arco dell'intera giornata.
Sebastiano Piras

giovedì 10 febbraio 2011

Il Funerale della Ninfea su Heart of Glass

Il Funerale della Ninfea – Silvia Leoni
Category: band emergenti | Leave a Comment
Etichetta: Sub Terra Label, Radio Riserva Italiana
Prodotto da: La Guerra delle Formiche
Perchè mai la musica al femminile dovrebbe solo basarsi sulle qualità canore della front-woman? Io mi libererei volentieri di questi luoghi comuni, che puzzano di sciovinismo celato dai soliti clap clap clap recitati. Qui non siamo dinnanzi ad una madame Carlà con il pallino della chitarra acustica! Silvia Leoni combatte l’emancipazione come l’avrei combattuta io se fossi nato donna, ah!
Lasciamo quindi le cazzate da Favoloso Mondo di Amelie a chi ha occhi solo per sognare; spremiamo le meningi e apriamo i timpani: in questo disco c’è fin troppa sensibilità e verità che in qualsiasi altro manifesto o icona al femminile.
L’onirismo di rugiada de Il Funerale della Ninfea è quanto di più delicato ed incisivo possa esisitere. L’universo di questa eroina femminile è reale, livido e vissuto, ma senza la retorica rosa o i sentimentalismi da kleenex perennemente umido. Tra le note della chitarra acustica si possono toccare con mano la forza e la decisione di una ragazza che ha una mente libera da pre-concetti e da limitazioni. A coadiuvare ed inspessire il sound ci pensa La Guerra delle Formiche (alias Carlo Sanetti) e Morning Opera (Marco Puci) capaci di colorare le emozioni slacciate della dimensione acustica, creando diversi livelli sonori sfumati verso la voce della cantante, con un quell’ accento pulito e quasi innocente.
La Redenzione è unaa polaroid sanguinante dei sentimenti e di ciò che si perde ad ogni fermata: «Amami, sono fragile … Amami come ti viene». Un brano sensibile ed impavido allo stesso tempo, dipinto in maniera calda e senza indecisioni nevrotiche. Costante nel suo crescendo, il disco mantiene le promesse di un pop elegante, adagiato su un prato dalle maniere folk, a rimirare un cielo dalle sonorità mediterranee.
Brava tanto in madrelingua che nelle effusioni francofone di L’Amour Fou, nel quale traspare un intimismo veniale e sofisticato, quasi naif ma senza trasbordare nella presunzione.
Mary Says ribolle di un pop-rock maculato e felino, brivido per l’epidermide: è la riprova della versatilità ritmica di tutta la banda. Gli archi di Coquelicot (Eleonora Stassi) partoriscono la base di Penombra, una perdita degli scudi emotivi, nuda e bella nella sua essenza lunatica divorata da un rock ruvido; come tenere un cuore in mano senza doverlo strappare nel petto: lasciate pure che riposi nella sua urna emotiva!
In questo momento viene interpretata come una novella Carmen Consoli, ma è solo la precoce impressione che presto levita via, confezionando una recitazione personale in un brano, che in realtà, non è che una poesia sulla contemporaneità.
Un lavoro davvero fresco, ben congeniato, che cela nel suo interno quella nostalgia verso la parte più buona della vita: l’infanzia e l’innocenza. Arrangiamenti strutturati e limati verso una perfezione che non stona con la proverbiale spontaneità dei brani, sempre intimi e forti che fanno di Silvia Leoni un eccellente songwriters. E’ così che dovrebbere essere un disco!!!
contatti:
recensito da Poisonheart

martedì 8 febbraio 2011

Il Funerale della Ninfea su Ondalternativa

Silvia Leoni (Il funerale della ninfea)
Tracklist:
01. L'Amour fou
02. La redenzione
03. Mary says
04. In questo momento
05. Penombra
06. Coda
Credo che si sia partiti con la voce e la chitarra acustica di Silvia Leoni a costruire suoni e parole nel mondo dei sogni, forse ha proseguito Coquelicot (al secolo Eleonora Stassi) con arrangiamenti d'archi fino a lasciare la quadratura del cerchio alla solidità ritmica de "La guerra delle formiche". Ipotizzo e immagino la collaborazione di questi tre diversi modi di vedere la musica, seguendo il progetto di Avantgarde Sonora Morning Opera, destinata inesorabilmente alla creazione di questo ep "Il Funerale della Ninfea". Paesaggi in chiaroscuro, pochi sogni colorati e nessun paese delle meraviglie ma solo la rivalutazione di mondi fuori dal coro democraticamente (ah!) unanime della società prima ancora che della musica. L'ep, sempre a detta degli autori, vuole emergere o meglio differenziarsi dalla mediocrità ricercando piccoli vertici di perfezione giocati su più livelli musicali.
Un inizio con "L'Amour Fou" in lingua francese che rasenta, nel mezzo del dispiegamento d'archi, l'esoticità di certe parti del mediterraneo rimanendo sempre più vicino a un freddo rock cantautoriale nostrano. Si passa poi alla lingua madre di "La Redenzione, solida, più rock ma sempre molto sentita e interpretata con passione da Silvia. Cambiamo ancora lingua con l'inglese di "Mary Says", forse il pezzo meno riuscito, troppo pop e poco incisivo quel suo leggero salire. "In Questo Momento" sembra consoliana ma Silvia è riuscita a darne un connotato tipico, tra le note alte e il falsetto. Prima di una "Coda" musicale di nome e di fatto, rimane tempo e spazio salire con "Penombra" e il tono di voce sopra una musica che è più una colonna sonora chiusa egregiamente in rock.
Ottimo esordio per questa ragazza di Viterbo e soprattutto pregevole cura nell'arrangiamento e nella produzione del tutto. Suoni belli e onirici come non se ne sentiva da qualche tempo e testi adeguati alla voce, splendida, di Silvia.
Con Silvia Leoni sono tornato a riscoprire che si può ancora ricercare un certo tipo di musica, che importa in fondo che sia minoritaria.
Aggiunto: 08-02-2011
Recensore: Syd The Piper
Voto: 4 stelle

mercoledì 2 febbraio 2011

Il Funerale della Ninfea su Sands Zine

`In movimento´ // `Mixing Berries´ // `Il funerale della ninfea´
Autore disco:
Hyaena Reading // Honeybird & The Birdies // Silvia Leoni, La Guerra delle Formiche & Morning Opera
Etichetta:
Subterra (I)
Link:
www.subterralabel.com/
Formato:
CD-R, mp3
Anno di Pubblicazione:
2010
Titoli:
1) Sinestesia resistente 2) In Movimento 3) Acciaio 4) Atto d’amore 5) Al mattino 6) Nel calore dell’alba // 1) b+ 2) Quemby The Queen Bee 3) Charlas 4) La Bête Mouffette 5) Don’t Trust The Butcher 6) Usain Bolt 7) Tommy 8) Pequeninho Frango 9) b (An Homage To The Bagel) 10) Sexy Tour Guide / Tutto al limone 11) Maximon / Guatemala Feliz 12) Those Who Never Made It Back Home 13) Dolores Inside 14) Shrinking Mind 15) b- // 1) L’Amour Fou 2) La Redenzione 3) Mary Says 4) In Questo Momento 5) Penombra 6) Coda
Durata:
16:39 // 55:49 // 19:23
Con:
Francesco Petetta, Claudio Mancini, Camillo Ventola, Andrea Ruggiero, Gabriele Petrella // Honeybird, P-birdie, Gino ‘Ginobird’ Guain, Ladybird, Tomattobird, Pornobird // Silvia Leoni, Carlo Sanetti, Marco Puci, Eleonora Stassi
Cosa accade dalle parti del copyleft?
x e. g. (no ©)
«Sub Terra è una copyleft netlabel. Ciò significa che tutti i dischi prodotti e/o distribuiti sono rilasciati secondo una licenza Creative Commons che ne permette il download gratuito e legale e ne incoraggia la copia e la condivisione. La libera versione digitale qui disponibile non toglie nulla al fascino del supporto fisico, che è possibile acquistare on-line e ricevere tramite spedizione. L'altra forma di distribuzione fisica dei nostri lavori è ai banchetti dei nostri eventi e dei concerti degli artisti. Non abbiamo sostanziali limiti di genere. I dischi possono rientrare nell'ampia categoria del rock e del pop "indipendente", intendendo con questa parola perlopiù musica autoprodotta o prodotta tramite i mezzi a noi disponibili e slegata dai vincoli che regolano il mercato delle majors e delle indies (fondamentalmente, il mercato della musica "alternativa" di consumo). Le sonorità possono quindi variare da ciò che è ormai tradizionalmente etichettato come indie fino ad accenti più sperimentali, pop, cantautoriali...ed oltre. Inutile dire che ciò che più conta è il valore umano che può serbare anche il disco più lo-fi e rétro…».
Con queste parole inizia il manifesto riportato nello spazio internet di questo interessante marchio romano, e i tre dischi recensiti si confermano in linea con il programma tracciato.
“In movimento” è un mini partorito in soli tre giorni dal progetto Hyaena Reading. Testi in italiano, voce recitante, atmosfere minimali ma nervose allo stesso tempo. Il movimento è quasi impercettibile. Sembra di sentire un mix fra i primi Starfuckers e gli Antelope. Interessanti e una buona speranza per il futuro. Attendiamoli con fiducia al varco della prossima uscita.
Honeybird & The Birdies è invece un gruppo aperto (un trio di base) dalla composizione multi-nazionale. La musica è un delta ramificato fra pop, folk e varie tradizioni popolari, e ad essa fanno eco testi cantati in varie lingue. Attitudinalmente trovo legami con i gruppi di Amy Denio, con le Raincoats, con la misconosciuta Toychestra… Frizzanti.
Entriamo in tema cantautrici con la delicata Silvia Leoni che canta liriche in italiano, francese e inglese. Il primo brano ricorda il folk-progressive inglese di gruppi come i Trees, o di cantanti della stessa estrazione come Shirley Collins, ma già dal secondo si fa sentire una certa influenza da parte di Carmen Consoli, mentre il titolo del terzo sembra curiosamente volersi riagganciare alla linea delle Candy, Lisa, Stephanie e Jane che univa i Velvet Underground ai Jane’s Addiction. Prendiamo atto della sua esistenza e di questo delizioso mini-cd con la consapevolezza che una volta amalgamate le influenze e personalizzato ulteriormente un proprio modello espressivo saprà fare anche qualcosa di più grande.
Prestate un ascolto a questi dischi e date un’occhiata al sito web della Sub Terra. È il minimo che potete fare e il costo è praticamente nullo.

venerdì 21 gennaio 2011

Il Funerale della Ninfea su Indie Zone

Silvia Leoni - Il funerale della Ninfea
In questo EP d'esordio Silvia Leoni ci propone un cantautorato intimo e delicato che sfortunatamente non convince più di tanto. Una voce sottile e penetrante ma fin troppo “accademica”. Le basi arrangiate da “La Guerra delle Formiche” e “Morning Opera” appaiono, d'altro canto, ben strutturate e decisamente gradevoli. “Il funerale della Ninfea” ci presenta sei tracce con stili e lingue diverse. La prima “Amor Fou” è una canzone folk cantata in francese. Con “La Redenzione” e le successive in italiano lo stile e le atmosfere ricordano da vicino Carmen Consoli. Molto interessante la base di “Penombra”, dove la chitarra acustica cresce e si sovrappone con gli archi e le distorsioni, ricordando vagamente le canzoni più ipnotiche dei Sophia di Robin Proper Sheppard. Per il resto vi è “Mary Says” traccia inglese che però suscita ben poche emozioni. Il problema di questo EP è che non mostra una vera e propria identità. Appare più come una prova personale nella quale vi si cimenta in generi a sé graditi. Vi è un portamento troppo educato e citazionale. Forte è la mancanza di quel tocco personale di “maleducazione” nel cantato. Non vi è un filo conduttore nelle tracce presentate rendendo l'ascolto nulla più di una parentesi pomeridiana di cui è facile scordarsi...
Sito web:
www.myspace.com/silvialeoni

domenica 2 gennaio 2011

Il Funerale della Ninfea su Nerds Attack

Silvia LEONI [Il Funerale della Ninfea-Subterra 2010]
Un cantautorato intimo e delicato quello di Silvia Leoni, al debutto con l’EP ‘Il funerale della Ninfea’. Voce sottile, penetrante. Testi personali, semplici, in cui trapela tutta la fragilità, le speranze, i pensieri innamorati e affannati dell’autrice. La parte musicale del disco è stata completamente arrangiata e curata da La guerra delle formiche (Carlo Sanetti, basso/batteria/chitarre), dal progetto di avantgarde sonora Morning Opera (Marco Puci, chitarre) e da Coquelicot (Eleonora Stassi, viola/violino). Sei tracce. Da segnalare: ‘L’amour fou’, folk in francese, che rimanda alle alte scogliera della Normandia e dell’Irlanda; ‘Mary says’, in inglese, nostalgica attesa e coinvolgente danza tra sole e luna. E ancora, l’energica e grintosa ‘La Redenzione’. Un lavoro a tante mani, “una proficua unione di intenti e di anime sorelle” – si legge tra le righe di presentazione del disco –, dominato dalle chitarre che si fanno ora protagoniste, ora accompagnatrici di una voce che sussurra, e che a volte, invece, urla, ma sempre in sordina, come se il fiato le si fermasse in gola. Atmosfere in chiaroscuro, impreziosite dal tocco elegante degli archi di Coquelicot. [***1/2]
Lina Rignanese
www.nerdsattack.it

lunedì 22 novembre 2010

Il Funerale della Ninfea su Beat Bop A Lula

SILVIA LEONI
Il funerale della Ninfea
Sub Terra – Radio Riserva Indiana, 2010
Autore Micaela De Bernardo
(del 22/11/2010 alle 00:01:00)

Silvia Leoni ha voluto metterci proprio tutto nel suo ep d’esordio Il funerale della Ninfea. A costo di apparire una bambina avida di regali da scartare, quello che presenta è comunque un lavoro elegante e commovente che accompagna la sua voce in sei tracce alternate tra lingue diverse e lontane. Il tutto arrangiato da La guerra delle formiche e dal progetto di avantgarde sonora Morning Opera.
Ad accoglierci è il violino dell’iniziale Amor Fou , una melodia capace di far incontrare la Francia e il mondo mediorientale. La Leoni è voce angelicata, dai toni sempre gradevoli e armoniosi. La Redenzione, In questo momento e Penombra – i tre brani cantati in italiano – trasportano la cantautrice in un ambiente familiare alla Consoli e al suo approccio tutto femminile ad un cantautorato che sa entrare a testa alta nell’emisfero rock della musica nostrana.
Mary says è la traccia in inglese che vi ricorderà le tre bellissime sorelle irlandesi che spopolarono col nome The Corrs. Si sta in bilico tra suoni spirituali e canto pop, quello pronto a valicare la soglia del campo discografico. A chiudere l’opera ci pensano i 51 secondi della strumentale Coda, un violino che pare chiudere un cerchio semiperfetto, destinato a raccogliere però i consensi sinceri di un debutto raffinato.
Silvia Leoni crescerà con la sua musica e la sua chitarra. Il risultato lo leggeremo tutti.
www.beatbopalula.it