venerdì 20 settembre 2013

mercoledì 26 giugno 2013

The waiting song

Io e Sumire suoniamo The Waiting Song di Humpty Dumpty alla Copyleft Night dell'Acrobax, lo scorso 7 Giugno. Grazie ai Citizen Kane per il video.

venerdì 7 giugno 2013

La Copyleft Night a Roma


Una volta all'anno La Guerra delle Formiche si manifesta. Sarà così, fino a che le fila che sto tessendo da anni non saranno composte. L'occasione è bella: una serata dedicata alle etichette che pubblicano con licenze libere, organizzata dai Citizen Kane all'Acrobax. Proprio da qui, nel 2007, iniziai a scrivere sul blog di SubTerra. C'ero capitato con il Ted, non ricordo nemmeno come, e avevo intervistato il collettivo Roma Calling, di cui facevano parte i Palkoscenico al Neon. In quella intervista si parlava già di concezioni diverse del diritto d'autore, di cultura libera, diy, autogestione e politiche dal basso. Sono felice di tornarvi anni dopo, più cresciuto e con molta esperienza alle spalle, a parlare degli stessi temi. Avrò occasione anche di suonare qualche pezzo nuovo, oltre ai miei soliti tre o quattro. Tra questi anche quelli scritti con Humpty Dumpty e la nostra Sfactory, per il nostro disco a cui sto lentametne lavorando da un paio d'anni. Gibellina song ci sarà senz'altro. Il resto della serata la dividerò con i pezzi del Ted. Tutto in acustico, perché ancora non siamo pronti per l'elettrico, ma ci stiamo lavorando. Con noi ci saranno anche quelli di Subcava, che non vedo dal vivo dal 2010. Nel frattempo loro sono molto cresciuti: sono divenuti una vera e propria impresa. SubTerra, invece, per scelta e per forza di cose, è rimasta una realtà più domestica e fluida. Sarà interessante confrontarsi con loro su questioni come musica e mercato, arte e lavoro, per vedere se in mezzo al diluvio in cui stiamo vivendo possa esistere una via d'uscita umana ed economica.


COPYLEFT NIGHT!

LOA Acrobax, 7 giugno 2013 - h. 22
via della Vasca Navale 6 (Roma)

L'Indipendent Music festival - www.imusicfestival.org - presenta una serata dedicata alla musica pubblicata con licenze creative commons.

Sul palco tre gruppi: Citizen Kane, Grammophone e La guerra delle formiche - rispettivamente da Roma, Eboli e Viterbo - che hanno deciso di tenersi lontano dalla SIAE e di permettere una libera diffusione dei propri progetti artistici. Ai live si alterneranno delle brevi interviste con le band e con le etichette Subcava Sonora e SubTerra, per scoprire meglio la realtà del creative commons e del copyleft. 

GRAMMOPHONE (Eboli) Progetto Pop sperimentale. Nel 2012 è stato pubblicato Northporcellin, primo singolo della band. Dal 29 aprile 2013, la collaborazione con l'etichetta Subcava Sonora. Il loro primo album ufficiale "Multiverso" sarà in uscita questo autunno. www.grammophone.it

CITIZEN KANE (Roma) Trio indie rock attivo dal 2004. Nel 2013 è uscito il loro ultimo cd, "La cura dei dettagli", realizzato attraverso una produzione dal basso. 
www.citizenkanetrio.it

LA GUERRA DELLE FORMICHE (Viterbo) è un progetto indie rock nato a metà tra la one-man-band ed il gruppo e pubblicato da SubTerra Label. Imperniato sul lavoro di Carlo Sanetti, in questa occasione presenterà un mini show acustico con Tedesko. 



mercoledì 29 maggio 2013

Riflessi di specchi infranti

Mi capita dunque di pensare alla mia annosa lentezza, cioè a quel grumo che mi abita e impastoia ogni fibra del mio essere. Non conto più il tempo che ho sprecato, smarrito in uno stato catatonico, stravolto dalle passioni o semplicemente perso nel tentativo di analizzare la viscosità di ciò che mi opprime. Nell'incertezza, perenne stato d'infanzia alla ricerca di rassicuranti figure genitoriali o fratelli maggiori protettivi, ho vagato triturandomi in frammenti, polverizzati e dati in balsamo a molti in cambio di un gesto, una parola, un riconoscimento. Ho vissuto in un'immagine di specchi infranti, plurale, dissolvendo la mia unità in un coro di visioni parziali ed aliene. Ho abdicato a me stesso per cercare di essere me. E' stata ed è ancora questa la causa della mia fatica e della mia lentezza. Solo restringere il cerchio potrebbe significare ritrovare finalmente il fuoco contro l'abbandono alle blande onde di un mediocre oblio. Forse tutti noi non cerchiamo altro che una sorte di ricomposizione con quello che veramente siamo, dal momento in cui andiamo in pezzi. L'esistenza scorre tra quel momento e la tensione continua (di fatto, irraggiungibile se non per approssimazione), ma il più delle volte manca un progetto, o peggio, manca del tutto la consapevolezza di essere unus. E' dunque dal conflitto che ingaggiamo contro noi stessi che nasce la disarmonia con l'esterno. Ritrovare il vero volto del proprio ritratto non è una questione di sforzo o di guerra, quanto di pace e riconciliazione.

martedì 29 gennaio 2013

Brutus: ovvero La Guerra delle Formiche

Ho finito di leggere e tradurre il Brutus di Cicerone, nell'edizione commentata uscita poco tempo fa per Carocci. C'è qualcosa che mi colpisce profondamente in questo dialogo, qualcosa in cui riesco a leggere la mia esperienza, o meglio la nostra esperienza come generazione nel mondo contemporaneo. Il commento di Rosa Rita Marchese sottolinea particolarmente il sentimento di desolazione dell'oratore, escluso da ogni gioco politico e costretto al silenzio dalla schiacciante vittoria di Cesare, e mette in luce la sua consapevolezza del tramonto di un'epoca, quella della Repubblica, fondata sull'arte oratoria (l'arte di parlare in pubblico, la più difficile e nobile tra tutte). La morte della Repubblica significò anche la morte del foro e Cicerone, orbato sia dalla perdita dello Stato, sia dalla possibilità di confronto pubblico con gli intellettuali della sua generazione, ripercorre tutta la storia dell'oratoria come in una sorta di laudatio funebre, il cui scopo è mantenere viva la memoria dei meccanismi che avevano fatto grande lo Stato. L'angoscia per le tenebre del futuro è fortissima: non solo per le vicende individuali, che lo costringono ad un isolamento e a un'inoperosità che gli fanno ritenere più desiderabile la morte (come quella recente e quasi provvidenziale del suo amico e collega Ortensio, paradossalmente più fortunato nell'essere scomparso in tempo per evitare la vista di tanto sfacelo), ma soprattutto per il destino delle generazioni future, di cui Bruto è rappresentante nel dialogo e le cui brillanti capacità resteranno prive di uno Stato in cui operare, e lo Stato resterà privo di esse. È per questo che, dopo la rassegna dei personaggi che hanno fatto la storia dell'oratoria e la disamina tecnica degli stili di quest'arte (la cui somiglianza a molte categorie contemporanee d'ermeneutica culturale è di per sé entusiasmante), Cicerone affida a Bruto il compito di mantenere vivo il ricordo dell'antica e pubblica reciprocità intellettuale - fondamento di una societas davvero virtuosa - e di trasferirla in una dimensione privata, in un librorum municipium (dalla forma orale a quella scritta), come una sorta di resistenza al buio che si prospetta. Come non  riconoscere noi stessi in Bruto - preparati alla guida di un mondo che ci è stato sottratto, ormai brutalizzato e asservito agli interessi economici - , soli, impoveriti ed emarginati, nel tentativo di condurre una resistenza sotterranea, di alimentare uno scambio intellettuale reale al di fuori delle abbacinanti e corruttrici luci dei riflettori, intenti a costruire il nostro municipium privato nel tentativo di non far perire i valori di humanitas. Qualsiasi atto creativo dovrebbe riconoscersi in Bruto. E tanto più desolante è invece riconoscere nel blaterio imperante il trionfo della tecnocrazia capitalista, creatrice di quel villaggio globale abitato da sterili monadi non comunicanti. Il paragone è sicuramente azzardato e le analogie arbitrarie, ma leggendo il Brutus non posso non eleggerlo come rappresentante di diritto della mitologia delle Formiche.

lunedì 11 giugno 2012

Tellus fugit


Tornare a suonare dal vivo, dopo un bel po' di mesi, in questo lunghissimo periodo di elaborazione e silenzio. Poche canzoni, poco provate, poco arrangiate. Ma in una cornice bellissima e piena di significato, in cui mi sento onorato di partecipare.  È importante. La mia Sara (Sumire) è con me. Canta, schiva, ma lo fa splendidamente, e semplicemente, come si respira. Non ha quel grumo di stratificazioni emotive ed esistenziali di anni che ora pesano come un fardello, ora sembrano il mio vitale terreno di cultura. Se la luce è alle mie spalle come adesso, vedo l'ombra del fagotto che mi trascino dietro proiettarsi instancabile come un inesorabile sentiero tracciato sul mio futuro. Sono come in un lungo letargo dai brevi risvegli, incerto se questa sia la mia condizione naturale, oppure io sia in attesa di qualcosa, come di una visione compiuta che mi sostenga e mi dica che finalmente sì, sono germogliato come ho sempre desiderato. Non scrivo più da tempo, da tantissimo tempo, eppure ogni giorno mi aspetto il disgelo. Il mosaico sembra comporsi in incerti frammenti, ma non so quale sia il disegno complessivo e se effettivamente esista, un disegno, o alla fine sarà solo un'accozzaglia di pietre già logore, prive di significato. Quei frammenti a volte sembrano taglienti e pericolosi, come quelli che oggi mi hanno lacerato in una brutta ferita il mignolo della mano destra. Stavo lavando i piatti prima che il vetro mi scivolasse e si rompesse. Forse è così che la mia visione deve andare a finire, in tanti frammenti taglienti, nella routine di un vivere senza inquietudine e senza slancio? Avanzo nell'incertezza, sentendo i movimenti tellurici degli equilibri in riassetto, il terreno guadagnato cedere a precipizio, ma forse anche altre zolle innalzarsi in nuove conquiste. Intanto sabato di nuovo suoniamo: le mie canzoni, le nostre canzoni e quelle di Humpty, per cui una stima, un affetto e un'amicizia ormai consolidatasi rappresentano una delle migliori speranze proiettate lungo quell'ombra. 

giovedì 3 maggio 2012