L'università (e il mondo accademico in generale) mi appare sempre più come una compagine in assoluta decadenza. Qualsiasi fine formativo e scientifico l'università abbia potuto avere in passato sembra essere stato completamente tradito. Probabilmente le accademie non sono mai state luoghi liberi, né tanto meno oasi scevre da ottusità e stupide lotte di potere e gerarchia, ma io per ora preferisco riferirmi soltanto a quelle attuali. Il potere dominante, l'Impero dei nostri tempi, non si cura della cultura, se non come ornamento ed orpello superficiale, e per questo è riuscito ormai ad asservire e plasmare a propria somiglianza i luoghi di formazione e ricerca, o più in generale ogni istituzione deputata, che ancora poteva rappresentare una sacca di resistenza spirituale all'avanzata della disumanizzante tecnocrazia economica. Tutto l'apparato d'istruzione pubblica è divenuto, quasi per un amaro gioco di parole, un apparato di distruzione pubblica, soprattutto in questi ultimi anni in cui il potere anti-democratico della finanza e dei colossi capitalisti ha gettato la maschera (vedi ad esempio il colpo di stato in Grecia e quello in atto da noi). Ogni residuo propriamente umanistico è stato demolito o riformato secondo i valori spietati del consumismo e della produttività aziendale, creando così una situazione ancora peggiore dei tempi in cui Pasolini proponeva provocatoriamente l'abolizione della scuola pubblica. Le scuole di oggi servono a scoraggiare le migliori e più oneste intelligenze e a formare una nuova orda di piccoli mostri, pronto ricambio per questa classe dirigente criminale. Ovvio come la forbice sempre più ampia tra chi potrà permettersi studi in scuole private e chi sarà lasciato in balìa del disastro pubblico sia funzionale a questo scopo. In ogni caso, il sistema di valori trasmesso da questo tipo d'istruzione (umanistica o scientifica non fa molta differenza) è da rifiutare in blocco, in quanto preparatorio all'inserimento nel sistema di schiavitù contemporaneo che si chiama mercato del lavoro, nel ruolo di sfruttatori (sempre di meno) o sfruttati (sempre di più). Se non ci si può opporre fisicamente, è un dovere morale impiegare ogni propria risorsa intellettuale per dissociarsi da questo ingranaggio sempre più mostruoso e mercificante e trovare a dimora perlomeno una piega angusta nel Disegno, in cui insinuarsi e resistere vicini alla condizione dei borderline, ma abbastanza lontani per restare inseriti e poter in qualche modo condurre un'azione, seppur infinitesimale. Roma, Tor Vergata, oggi: mi aggiro per i corridoi e vedo lo sfacelo in atto, vedo pochi professori in gamba barcamenarsi per tenere vivi barlumi di umanità ed umanesimo, vedo la corruzione dilagante dietro le facce insuperbite dalle troppe nozioni e il Golem burocratico-spersonalizzato cresciuto a dismisura, che come un tritacarne sanguinario ha fatto a pezzi ogni contenuto spirituale con l'idiota (o malignamente studiata?) pretesa di quantizzarlo e misurarlo in blocchi, come un trancio di carne da vendere al mercato. Qualsiasi cosa sia stata l'università, è morta. Insomma, se già trovo inutile e dannosa l'imposizione didattica ex cathedra, perché inibisce ogni spirito di ricerca autentico, che è gioco e curiosità, con una gerarchizzazione utile solo a consolidare un sistema di dominio e potere, questa università è stata riformata con un'articolazione così meccanica da renderla ancora più infruttuosa e nociva. Occorre resistere e lottare per avere il tempo, quel tempo (mai meccanico, mai quantizzabile) necessario per sviluppare in libertà il proprio spirito di essere umano. Gli uomini contemporanei non sanno d'essere schiavi, non sanno di pagare un tributo di schiavitù al mercato del lavoro e al mito della crescita economica. I simpatici uomini che sono al potere, quei pochi che hanno le mani sulle manopole della finanza e del commercio mondiali, vogliono portare l'umanità in una sorta di medioevo iper-tecnologico, in cui il controllo totale è ottenuto mediante la creazione dell'illusione nei popoli di essere sostanzialmente liberi in paesi democratici, mentre tutto questo è una menzogna. È questa una classe parassitaria che vuole controllare le risorse dell'intero pianeta, abitato da un'umanità di vassalli che si credono liberi e vivono nel falso mito del progresso. Quale progresso ci porta la grande tecnologia e l'estrema facilità di comunicazione e trasporto, quando non possiamo disporre liberamente del nostro tempo e del nostro spirito, e tanto meno della possibilità di vivere rapporti umani di cooperazione e sostegno reciproco? Quale progresso, nel momento in cui ci viene tolta persino la possibilità di immaginare uno stile di vita in armonia con l'ecosistema che ci sostiene? L'uomo è un animale esattamente come gli altri, ma l'illimitata fiducia in quello strumento (arbitrario) che si chiama ragione l'ha portato ad allontanarsi dalla natura e a chiudere il proprio mondo in gabbie soffocanti. Pochi che si sentono nobiltà giustificano la propria appartenenza all'aristocrazia mediante i valori del carrierismo e della competizione, con cui intrappolano chi dal basso cerca di raggiungerli, senza speranze, se non quelle date dalla propria disumanizzazione e dalla distruzione totale di tutto ciò che li circonda. Tornando ad uno degli ultimi anelli della catena, me e l'università, non farò mai carriera, né tanto meno voglio restare ancora a lungo qui. Ciò che di più autentico abbiamo, insieme alla meraviglia che ci porta fin da bambini a conoscere e sperimentare il mondo, creando così vera Cultura, è nato libero e non conosce gerarchie o idioti sistemi di potere. È per questo che non può avere dimora qui, in questi tempi.
venerdì 24 febbraio 2012
sabato 14 gennaio 2012
Il Funerale della Ninfea tra i migliori dischi del 2011 secondo Crampi2
È uscito nel 2010, ma secondo il blog Crampi2 (direttamente da Losing Today) Il Funerale della Ninfea è tra i migliori dischi del 2011. Felice di ciò, metto qui il link alla pagina con l'intera classifica.
giovedì 15 dicembre 2011
Il Funerale della Ninfea su Freak Out
Silvia Leoni - Il Funerale della Ninfea (Sub Terra)
Autore: Fausto Turi
10/12/2011
EP d’esordio per la cantautrice di Viterbo Silvia Leoni, che vede alle musiche la collaborazione di Carlo Sanetti (La Guerra delle Formiche), Marco Puci (Morning Opera) e Eleonora Stassi (Coquelicot) in 6 ballate elettroacustiche arricchite da archi soffusi, dalle atmosfere cantautorali e leggermente post rock, con un brano d’apertura in lingua francese intitolato ‘L’Amour Fou’ retto da un arpeggio insistito e la voce giocata su una tonalità alta, con un risultato non distante dalle interpretazioni di Veronique Chalot delle antiche ballate bretoni.
Una certa disomogeneità tra i brani – sinonimo in ogni caso di varietà di idee – rientra piano piano con gli ascolti ripetuti del disco, ed ecco ‘La Redenzione’, canzone in italiano costruita su una base strumentale vagamente post rock tipo Julie Doiron o Tara Jane o’Neil, su cui s’innesta lo stile vocale della Leoni, non lontano da quello espressivo e molto esposto di Carmen Consoli. Tenui e armoniose ‘In questo Momento’ – interlocutoria, con un violino che guadagna spazio, duettando con la cantante – e ‘Mary Says’, in inglese con voce qua e là raddoppiata, ancora con chitarra amplificata e violino, con pochissima batteria, tra i momenti più suggestivi e intensi.
Prima dello strumentale ‘Coda’, c’è poi spazio per il vertice, intitolato ‘Penombra’, una ballata elettroacustica in crescendo, con finale elettrico post rock, tutto molto emozionante, tra Marta Collica e Shannon Wright.
giovedì 20 ottobre 2011
Il Funerale della Ninfea su Beautiful Freaks
Silvia Leoni
Il funerale della Ninfea
La signorina Leoni usa la chitarra per stendere al crepuscolo le sue nenie madide di sogni irrealizzati e malinconia da taschino. “Il funerale della Ninfea è il suo nuovo Ep edito per quei bravi ragazzi di Subterra records, un disco concepito e musica con collettivi dai nomi imbizzarriti tipo “La Guerra delle Formiche” e “Morning Opera”. Il suono è una trito sapido di Alghe, pesciolini fritti, Cantautorato Francese, salsedine e un pizzico di disagio e ambiguità nello stile della Consoli. Se avrete la fortuna di
incontrarla vìs a vìs non osate paragonare la sua voce a quella di Elisa, in cambio della vostra banalità potreste ricevere un vomitino sulle scarpe…
(Tum)
giovedì 13 ottobre 2011
Il Funerale della Ninfea su Kathodik
Silvia Leoni 'Il Funerale della Ninfea'
(Autoprodotto/Subterra Indie Copyleft Label 2011)
Primo lavoro per la cantautrice viterbese Silvia Leoni, coadiuvata da la Guerra delle Formiche e Morning Opera, più Coquelicot con viola e violino, che le prestano un background musicale decisamente curato.
Nel primo pezzo, cantato in francese, L'Amour Fou, la Silvia è sola con la sua chitarra acustica e la delicata voce a tracciare storie d'amore sotto la pioggia, preziose ma naturalmente rischiose come tutti i veri sentimenti. Successivamente, la Leoni si sposta su un percorso rock più convenzionale, passando direttamente alla lingua italiana in La Redenzione, dove si arrende alla sua stessa fragilità e chiede al suo invisibile interlocutore di amarla così come viene.
'Il funerale della ninfea' si snoda così, partendo da pezzi che la Leoni ha composto nella solitudine della sua cameretta di Sutri, e che gli arrangiamenti tentano di far respirare in un'ottica moderna, senza però alterare il delicato equilibrio tra i testi e la voce delicata della Silvia. Personalmente, son rimasto più convinto dai momenti più spogli e scevri di arrangiamenti "rock", mi sembra come se si rischi di rovinare un prezioso incantesimo, che non necessita altro che una voce e una chitarra.
Giusto anche menzionare la curatissima confezione in cui ci è pervenuto, chiaramente il risultato di un lavoro d'amore, fatto a mano e con pazienza, pienamente apprezzato dal sottoscritto. In ogni caso, l'ep convince del talento della giovane, avremo sicuramente occasione di risentirla, così come ha occasione di sentirla chiunque ne abbia voglia, visto che 'il Funerale dela Ninfea' è disponibile con licenza CC su svariati siti quali www.subterralabel.com, radioriservaindi.blogspot.com e l'homepage della band linkata qui sotto.
Il Funerale della Ninfea su Shiver Webzine
Il Funerale della Ninfea (2010 – Sub Terra)
Posted on mer 12 ott, 2011 in Recensioni | 0 comments
Silvia Leoni ha un problema e questa recensione di sicuro non riuscirà a risolvere ciò che la musicista chiede in modo implicito, senza chiedere, quasi inconsciamente. Il problema di Silvia sta nella scelta di cantare le sue composizioni in tre lingue diverse e, accidenti, in tutti e tre i casi è dannatamente convincente. Ovviamente la difficoltà, per chi ascolta e recensisce, sta nel capire quale vicolo consigliarle di imboccare per valorizzare al meglio musica e parole senza permetterle di imbattersi in un strada senza uscita o poco proficua.
Il suo ep, Il Funerale della Ninfea composto da sei tracce, si schiude proprio con uno dei due brani non cantati in italiano, in questo primo pezzo si confronta con l’idioma francese; “L’Amor Fou” è, per contrasto con tutti quegli album che collocano in apertura i brani più convincenti, poco malleabile scarno e in pieno stile chanson française: Un accento di violino lascia il posto alla nuda voce di Silvia che si lascia accompagnare per mano dalla chitarra in un canto che ne esalta le doti vocali mentre di contro il brano risulta, ascoltando più volte l’ep, quello meno scevro negli arrangiamenti quasi a voler presentare la musicista con pochi orpelli e zero distrazioni per chi ascolta. L’altro brano, cantato in inglese, è “Mary Says” e anche quì, come nella canzone precedente, Silvia disegna una morbida e intensa ballata affiancata da un arrangiamento spoglio ma meno ostico, con gli archi incastrati negli altri strumenti che si aggiungono in modo armonioso man mano che la silhouette della canzone prende forma.
I brani in italiano risultano sicuramente più efficaci e ricchi di particolari, sia per la comprensibilità immediata dei testi che per gli affascinanti arrangiamenti curati dalla stessa Silvia insieme a Carlo Sanetti (La guerra delle formiche) Marco Puci (Morning Opera) ed Eleonora Stassi (Coquelicot) i quali danno vita ad un suono organico ed emozionante, composto da vissuti musicali differenti accomunati dallo stesso desiderio di dare ascolto alle immagini interiori di Silvia. I quattro musicisti raccolgono frammenti rubini della metà femminile degli Scisma e con una lima in madreperla smussano le sporgenze i cui detriti si impastano con la sensibilità musicale del primo Paolo Benvegnù (“La Redenzione”, “In questo momento”), oppure partono placidi e sinuosi per poi sprigionare spore marlenekuntziane, molto più interessanti di alcune delle lunghissime session improvvisate da Godano e soci, che donano un’aura acida e velenosa a “La Penombra”. Il mini disco si chiude con la strumentale “Coda” che non aggiunge nulla che non sia già stato detto in modo efficace dai brani precedenti se non per il fatto che Silvia riposa l’ugola per meno di un minuto.
Silvia Leoni e il suo ensemble sono un respiro leggero che si posa sulla pelle calda provocando piccoli brividi di piacere. Il percorso più semplice (?) da percorrere sarebbe sicuramente quello di continuare a cantare in madre lingua anche perchè proprio in quegli episodi la struttura musicale diventa più densamente ricca di particolari.
Spero anche che la giovane musicista venga notata da “quelli che nella musica contano” perchè lasciarsi sfuggire un gioiellino del genere sarebbe da incoscienti.
(Antonio Capone)
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Posted on mer 12 ott, 2011 in Recensioni | 0 comments
Silvia Leoni ha un problema e questa recensione di sicuro non riuscirà a risolvere ciò che la musicista chiede in modo implicito, senza chiedere, quasi inconsciamente. Il problema di Silvia sta nella scelta di cantare le sue composizioni in tre lingue diverse e, accidenti, in tutti e tre i casi è dannatamente convincente. Ovviamente la difficoltà, per chi ascolta e recensisce, sta nel capire quale vicolo consigliarle di imboccare per valorizzare al meglio musica e parole senza permetterle di imbattersi in un strada senza uscita o poco proficua.
Il suo ep, Il Funerale della Ninfea composto da sei tracce, si schiude proprio con uno dei due brani non cantati in italiano, in questo primo pezzo si confronta con l’idioma francese; “L’Amor Fou” è, per contrasto con tutti quegli album che collocano in apertura i brani più convincenti, poco malleabile scarno e in pieno stile chanson française: Un accento di violino lascia il posto alla nuda voce di Silvia che si lascia accompagnare per mano dalla chitarra in un canto che ne esalta le doti vocali mentre di contro il brano risulta, ascoltando più volte l’ep, quello meno scevro negli arrangiamenti quasi a voler presentare la musicista con pochi orpelli e zero distrazioni per chi ascolta. L’altro brano, cantato in inglese, è “Mary Says” e anche quì, come nella canzone precedente, Silvia disegna una morbida e intensa ballata affiancata da un arrangiamento spoglio ma meno ostico, con gli archi incastrati negli altri strumenti che si aggiungono in modo armonioso man mano che la silhouette della canzone prende forma.
I brani in italiano risultano sicuramente più efficaci e ricchi di particolari, sia per la comprensibilità immediata dei testi che per gli affascinanti arrangiamenti curati dalla stessa Silvia insieme a Carlo Sanetti (La guerra delle formiche) Marco Puci (Morning Opera) ed Eleonora Stassi (Coquelicot) i quali danno vita ad un suono organico ed emozionante, composto da vissuti musicali differenti accomunati dallo stesso desiderio di dare ascolto alle immagini interiori di Silvia. I quattro musicisti raccolgono frammenti rubini della metà femminile degli Scisma e con una lima in madreperla smussano le sporgenze i cui detriti si impastano con la sensibilità musicale del primo Paolo Benvegnù (“La Redenzione”, “In questo momento”), oppure partono placidi e sinuosi per poi sprigionare spore marlenekuntziane, molto più interessanti di alcune delle lunghissime session improvvisate da Godano e soci, che donano un’aura acida e velenosa a “La Penombra”. Il mini disco si chiude con la strumentale “Coda” che non aggiunge nulla che non sia già stato detto in modo efficace dai brani precedenti se non per il fatto che Silvia riposa l’ugola per meno di un minuto.
Silvia Leoni e il suo ensemble sono un respiro leggero che si posa sulla pelle calda provocando piccoli brividi di piacere. Il percorso più semplice (?) da percorrere sarebbe sicuramente quello di continuare a cantare in madre lingua anche perchè proprio in quegli episodi la struttura musicale diventa più densamente ricca di particolari.
Spero anche che la giovane musicista venga notata da “quelli che nella musica contano” perchè lasciarsi sfuggire un gioiellino del genere sarebbe da incoscienti.
(Antonio Capone)
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domenica 4 settembre 2011
Gibellina song
Il nuovo singolo di Humpty Dumpty e La Guerra delle Formiche
free download at http://www.subterralabel.com/gibellinasong.zip
What a pity
For this ditty
When it misses you
Creepy-crawly
I'm a wally
But at least I've you
All the falling leaves
Go backwards to
The day when I met you
I don't want you to taunt
Me because I'm a débutante
To your love
We are pretty
In this city
In the next one too
Gibellina
Needs some streamers
I'll launch them with you
Sitting on the hill
We'll watch the pool
Thousand years from school
In our sleeping bag
You will erase my mind
Has Ghost of Christmas past
reasons to be unkind?
There's no limit
if you see it
if you're in the mood
Want to travel
In a bubble
Leaving troubles down
I'll bring my guitar
And my sitar too
I'll play them for you
I don't want you to go
Want to feel stupid
All the time
For your love
Sweet companion
We head to Cro-Magnon
To play with our bones
It's a whole lifetime
Condensed in just one mild mind
The more you become you
The more I leave them all behind
What a pity
Humpty Dumpty: music, lyrics
http://humptyblog.wordpress.com/
La Guerra delle Formiche: vocals (Sumire), guitars, bass, sequencer (Carlo Sanetti)
http://wwww.laguerradelleformiche.com
free download at http://www.subterralabel.com/gibellinasong.zip
What a pity
For this ditty
When it misses you
Creepy-crawly
I'm a wally
But at least I've you
All the falling leaves
Go backwards to
The day when I met you
I don't want you to taunt
Me because I'm a débutante
To your love
We are pretty
In this city
In the next one too
Gibellina
Needs some streamers
I'll launch them with you
Sitting on the hill
We'll watch the pool
Thousand years from school
In our sleeping bag
You will erase my mind
Has Ghost of Christmas past
reasons to be unkind?
There's no limit
if you see it
if you're in the mood
Want to travel
In a bubble
Leaving troubles down
I'll bring my guitar
And my sitar too
I'll play them for you
I don't want you to go
Want to feel stupid
All the time
For your love
Sweet companion
We head to Cro-Magnon
To play with our bones
It's a whole lifetime
Condensed in just one mild mind
The more you become you
The more I leave them all behind
What a pity
Humpty Dumpty: music, lyrics
http://humptyblog.wordpress.com/
La Guerra delle Formiche: vocals (Sumire), guitars, bass, sequencer (Carlo Sanetti)
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